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Dal Venezuela all’Italia, passando per la Francia.
Una skate punk band letteralmente internazionale, non solo per i tanti tour affrontati, ma per natura.
Con il quinto albumThe Big Reset”, tornano gli Zombies No, un’esplosione di melodia ed energia che abbiamo intervistato in esclusiva per Dafenproject!

Siete un gruppo nato in Sudamerica ma poi trapiantato in Europa. Come siete riusciti a mantenere viva la band nonostante questo grosso cambiamento?

Sebbene la band sia nata in Venezuela, i nostri chitarristi, di cui uno è il fondatore, hanno riformato la band in Europa nel 2017. Da quel momento la band ha trovato il nuovo batterista che si è unito alla band alla fine del 2017. Gli altri componenti si sono susseguiti fino ad avere ua formazione stabile a partire dal 2021 con Il nostro cantante/bassista. Essendo la migrazione della band motivata da ragioni politiche e non per ragioni interne tra i componenti, è rimasta viva la volontà di continuare a portare la nostra musica nel resto del mondo e di evolversi come gruppo. Questo è il motore principale che ha fatto continuare la band.

Quali sono le principali differenze tra la scena punk Sudamericana e quella Europea?

Anche se l’essenza del punk rock rimane la stessa, pensiamo che la scena sudamericana sia influenzata da una parte dai gruppi punk rock e metal del Nordamerica, dall’altra dalle diverse realtà politiche inerenti al territorio latino-americano.

Avete pubblicato il primo estratto dal nuovo album, il singolo “A Letter From Nowhere”, diversi mesi fa. Come avete scelto quello che sarebbe stato il biglietto da visita del nuovo disco? Quanto è importante indovinare i singoli, oggi, nell’era di Spotify?

Sapevamo sin da subito che “A Letter From Nowhere” sarebbe stata la canzone da fare uscire come primo singolo. È stata una delle prime canzoni che abbiamo creato per l’album,(il testo rispecchia la dinamica della band fino a oggi, fatta di migrazioni e posti lasciati per poi ricominciare, guardando avanti ma tenendo uno sguardo al passato per ricordare chi siamo e da dove proveniamo.) Personalmente pensiamo che sia una canzone ben bilanciata che potrebbe facilmente suggerire come potrebbe suonare il resto dell’album.

Successivamente invece avete pubblicato “War Lullaby”, un brano sparato e diretto, che tratta della terribile realtà dei bambini soldato in diversi contesti del Mondo. Un brano che probabilmente avete scritto e registrato prima dello scoppio della guerra in Ucraina.

-Effettivamente abbiamo scritto questa canzone molto prima che iniziasse la guerra in Ucraina. É stata composta alla fine del 2018 ed era uno di quei demo che sono rimasti “da tenere in considerazione per il futuro”. Abbiamo iniziato a lavorarci insieme nel bel mezzo della pandemia e alla fine abbiamo deciso di tenerla per The Big Reset come una canzone breve ma d’impatto. Sicuramente è stato un modo per mostrare il nostro lato più aggressivo, affrontando un tema che purtroppo si adatta facilmente ai tempi attuali…

Credete che il punk, anche quello più melodico e divertente, possa ancora veicolare messaggi profondi e importanti?

Certo! Pensiamo che il punk rock, nonostante i suoi diversi modi di esprimersi, manterrà sempre le sue caratteristiche… una delle quali è dare voce alle diverse realtà del nostro mondo, che sia in maniera sarcastica, diretta o anche la più sottile.

“War Lullaby” è accompagnato da un visual d’impatto. Come vi è venuta questa idea?

Per l’immagine di presentazione del video abbiamo raffigurato l’idea di “innocenza” attraverso dei soldatini giocattolo, utilizzando colori tenui come il rosa e il bianco… Immagine che inevitabilmente riflette quello che in realtà sono, ovvero “piccoli soldati”.

Il video per sé è molto forte e raffigura scene di bambini in diverse situazioni, in questo parallelismo tra bambini che “giocano” alla guerra e quelli che la guerra la fanno di fatto.

Siete stati a Manchester per il Manchester Punk Festival, un evento che raccoglie tanti nomi e sfaccettature del punk. Come è stata questa esperienza?

-È sempre un piacere tornare a suonare in Inghilterra, questa volta abbiamo potuto farlo all’interno di un festival così importante per la scena come il Manchester Punk Fest. Lì abbiamo avuto la possibilità di incontrare persone che, nonostante la varietà di palchi e band, sono venute per noi e che abbiamo anche avuto modo di vedere in altri paesi, come ad esempio in Finlandia lo scorso ottobre.

-Siete stati alle prese con una serie di date dal vivo, Italia compresa. La vostra band ha legami forti con questo Paese. Avete avuto modo di approfondire la scena punk italiana? Ci sono band e realtà che vi piacciono?

Sì, infatti ¾ della band ha origini italiane! La chitarrista è venezuelana ma ha origini corse. Comunque, quest’anno abbiamo suonato per la terza volta in Italia, abbiamo molti amici lì e ci piace andare ogni volta. Siamo tornati in posti speciali per noi, come il Drunk in Public di Morrovalle, e abbiamo suonato per la prima volta in altre città come Pescara, dove abbiamo trovato davvero una bella atmosfera.

Il vostro nuovo album appena uscito si chiama “The Big Reset”. Come mai questo titolo? Come potreste descriverlo per far capire a chi ancora non l’ha sentito di cosa si tratta?

Sono due le principali ragioni che hanno definito il titolo dell’album, queste sono i continui cambiamenti che la band ha attraversato negli ultimi anni, sia personalmente che musicalmente, nondimeno gli eventi principali che hanno segnato non solo noi ma molte persone in tutto il mondo negli ultimi due anni, cioè la pandemia, per esempio, di cui nessuno vuole più parlare ovviamente! Proprio per questo che abbiamo immaginato che sarebbe stato fantastico fare un “grande reset” intorno a noi di qualsiasi cosa che semplicemente non ci avesse permesso di andare avanti.

Quali sono le principali differenze e quali le principali similitudini tra questo album (il quinto in carriera) e quelli precedenti?

Le differenze principali sono probabilmente sulle melodie, degli strumenti ma soprattutto delle linee vocali, ma anche sui cambi di tempo e vari aspetti tecnici… Per quanto riguarda le somiglianze mantenendo invece alcune caratteristiche come ad esempio canzoni più lunghe, cosa che ci piace fare, il contenuto dei testi e il lato un po’ “heavy”, compresi gli assoli di chitarra. La ricerca del suono è stata una grossa sfida in questo album e ci abbiamo lavorato a fondo, mixando e masterizzando presso The Blasting Room, casa di NOFX, Propagandhi e altri ancora.

Che programmi avete ora che “The Big Reset” è fuori?

Abbiamo appena fatto più di 40 concerti quest’anno in tutta Europa, compresi nuovi posti dove non avevamo mai suonato prima come Belgio, Estonia, Lituania, Lettonia e Finlandia… E il piano è di continuare a esplorare nuovi territori come gli Stati Uniti e il Canada, o altri paesi Europei come la Spagna, dove suoneremmo il mese di marzo, e tornare nelle città dove abbiamo suonato in precedenza. Continuare i tour per portare la nostra nuova musica ovunque. Stiamo anche lavorando alla comunicazione per l’uscita dei nostri prossimi album in vinile per The Big Reset, già disponibili su CD e digital su bandcamp, spotify e altre piattaforme.