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Rubrica a cura di Vito D’addesa

Questo primo mercoledì di novembre è dedicato alla regista italiana Alice Rohrwacher.

Nasce a Fiesole (Firenze), in Toscana, nel 1981, da madre italiana e padre tedesco (da qui il cognome esotico). È inoltre sorella minore della ben nota attrice Alba Rohrwacher, con la quale ha collaborato in “Le meraviglie” e in “Lazzaro felice”. Questi due titoli, insieme a “Corpo celeste”, compongono l’intera filmografia della regista toscana.

Diretti e scritti dalla stessa Rohrwacher, queste pellicole vedono come protagonisti degli adolescenti alle prese con loro stessi, in un contesto sociale difficile. Difatti le storie sono ambientate in comunità disagiate, dove vige una mentalità retrograda ed antiprogressista. L’abilità della regista è quella di narrare le vicende oggetto dei lungometraggi in maniera diretta e senza filtri, senza nascondere il disagio e la crudezza insita in alcuni passaggi.

Nel 2011 esce nelle sale cinematografiche il suo primo lavoro, “Corpo celeste”, che le valse il Nastro d’argento al miglior regista esordiente. È la storia di Marta (Yile Vianello), una ragazza che si ritrova a cambiare vita a tredici anni, trasferendosi dalla Svizzera a Reggio Calabria, città d’origine della madre. Il film ruota tutto intorno alle difficoltà che Marta ha nell’adattarsi a questa nuova esistenza. Non riesce a trovare il suo posto, in questa società degradata a livello umano e dove il degrado ha raggiunto anche la chiesa, con un sacerdote arrivista ed una catechista bigotta e vile. Marta dovrebbe intraprendere il cammino verso la Cresima, ma con quale spirito?

 

Yile Vianello in “Corpo celeste”
Yile Vianello in “Corpo celeste”

“Le meraviglie” porta la data del 2014 ed è il secondo film scritto e diretto dalla registra nostrana. Ancora una volta la protagonista è una giovane ragazza, la quale vive in un contesto rurale che però le sta stretto. Gelsomina (Maria Alexandra Lungu) vive in una famiglia di apicoltori in una campagna in Umbria, dove il tempo sembra essersi fermato. Questa ragazza sogna per lei una vita diversa da quella di lavoratrice dei campi, sogno che però viene smorzato dalla volontà del padre di preservare, per lui e per tutta la sua famiglia, la semplicità e i valori di un tempo. Questo film è valso alla regista il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes.

Maria Alexandra Lungu in “Le meraviglie”
Maria Alexandra Lungu in “Le meraviglie”

 

L’ultimo lavoro della regista è datato 2018 ed è “Lazzaro felice”, forse il più noto tra i film che portano la firma di Alice Rohrwacher. Presentato anch’esso al Festival di Cannes, vinse il Prix du scénario, premio assegnato alla migliore sceneggiatura. Questa volta il protagonista è un ragazzo che vive in un contesto degradato e degradante di mezzadria. Lazzaro (Adriano Tardiolo) è quello che, tra una quarantina di persone, lavora e si impegna di più, venendo fruttato sia dai padroni che dai suoi pari. Difatti la sua immensa bontà d’animo fa sì che non si renda neanche conto del fatto che viene sfruttato. Sta facendo soltanto il suo dovere. Ma un giorno accadrà qualcosa che cambierà radicalmente la sua esistenza.

 

Adriano Tardiolo in “Lazzaro felice”
Adriano Tardiolo in “Lazzaro felice”

 

Nei film di Alice Rohrwacher la colonna sonora, senza considerare le musiche diegetiche, è poco invadente ed a tratti assente. Sebbene la soundtrack possa rivelarsi spesso un elemento prezioso ai fini della comprensione delle vicende narrate, nonostante possa essere fonte di emozioni a volte indescrivibili a parole, nel caso di questa filmografia, la scelta di non utilizzare una colonna sonora troppo invasiva si rivela una mossa azzeccata se non intelligente. Così facendo, la regista fa sì che lo spettatore si immerga completamente nella visione del film, che veda le stesse cose che vedono i personaggi del film, che senta le stesse cose che sentono loro.

Pertanto questo mese non troverete nessuna playlist, ma soltanto il consiglio spassionato di recuperare questi tre piccoli gioielli del cinema italiano.