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Recensione a cura di Pia Coppola

L’amore morde, ti lacera la pelle, arriva all’anima. Così ci accoglie FUORI, il secondo album di Dei Perfetti Sconosciuti quartetto toscano.
Dopo essersi fatti notare in numerosi contest, nel 2017 pubblicano il singolo Mille Pezzi.

Nel solito anno esce il loro disco d’esordio, al quale fa seguito un tour che li porta a suonare in giro per la Penisola.

 

L’ultimo lavoro della band toscana abbandona le influenze pop rock e le morbide rifiniture del passato, per esplorare trame sonore caratterizzate da un maggiore uso di sintetizzatori e dell’elettronica e per abbracciare la ruvidità ed i ritmi dell’indie rock d’oltremanica e d’oltreoceano.

La tracklist di Fuori è composta da: Apri Gli Occhi, L’Essenza del Difetto, Un Facile Addio, Cinico, Restando a Galla, Per Te,  L’Amore Morde, Paradiso Instabile, Fuori, Una Canzone, Mi Godo Il Brivido.
Dieci canzoni in cui sono concertati diversi temi: la nostalgia dei tempi ormai andati, il provare sentimenti, il sentirsi fragili e dover combattere con noi stessi prima che con il mondo che ci circonda.

 

 

L’amore Morde, singolo che anticipa l’album è sicuro quello più accattivante anche grazie a Paolo Ronda, cantante e penna della band, che non usa mezzi termini per descriverlo e si serve delle parole di Stephen King contenute ne “Il corpo“, uno dei racconti pubblicati nella raccolta “Stagioni diverse“: “L’amore non è quello che quei poeti del cazzo vogliono farvi credere. L’amore ha i denti, i denti mordono, i morsi non guariscono mai.
Nessuna parola, nessuna combinazione di parole può chiudere le ferite d’amore. È tutto il contrario, questo è il bello. Se quelle ferite si asciugano, le parole muoiono con loro”. 

 

Mi Godo Il Brivido chiude l’ascolto e diventa una riflessione sulla morte, l’istante in cui realizziamo davvero cos’è il dolore e la perdita, in cui realizziamo la fragilità della vita, ma al tempo stesso che siamo ancora in piedi e capaci di viverla.  

Un disco capace di trasmettere, con la levità delle atmosfere oniriche, l’intimità di un confronto a cui l’uomo non può sfuggire, quello con la vita e tutte le sue mille sfaccettature, tutto ciò che compare, ma non si può afferrare, tutto ciò che non si può conoscere con il corpo, che va oltre ciò che pensiamo e vediamo.