Spirale: ri-esce oggi “Carne della mia carne”

L’album della band Spirale, già rilasciato in tiratura limitata nel dicembre del 2018, è stato ripubblicato oggi,  9 gennaio 2021, in tutti gli store digitali e ristampato in versione fisica, su cd e musicassetta.

Pubblicato nel 2018 per Homeless records, Toten Schwan records, OFN records, Narvalo suoni e Weird Tapes Rekords, è il secondo full-length della band.

Composto da 8 tracce, “Carne della mia carne” è un concept-album sulla relazione tra Dio e l’essere umano, sulle deformità dell’individuo “creato ad immagine e somiglianza”: è la rappresentazione dell’imperfezione divina e la negazione di essa.

Allontanandosi da quella che era la loro vecchia formula base fatta dal binomio pulito-distorto, gli Spirale introducono novità a livello sonoro e sperimentale: aprono una piccola ma significativa parentesi elettronica, aggiungendo massicci samples presi da
nastri e vinili,

Fra le tracce l’atmosferica “Conclave” (un rituale d’introduzione sonoro riempito da insistenti feedback e samples di messe cattoliche, scandito da percussioni realizzate con oggetti in ferro e frammenti di vetro) che vede la partecipazione del sound engineer Manuele Marani al violoncello e al theremin.

L’incessante “Atto di dolore”, “Il compianto sul Cristo morto” e la titletrack strumentale “Carne della mia carne” (una suite ripetitiva e cadenzata che fa da sfondo a distorsioni disumane con un collage di nastri fatto di grida, orgasmi e sermoni cattolici che richiamano il titolo del disco) danno completa e poco interpretativa spiegazione del concept rappresentato
dalla band marchigiana.

La strumentale di matrice swansiana “Marcia Funebre” (un loop ossessivo che ri-vede la partecipazione alla chitarra solista di Gionata Mirai) e “Sex Annihilation” sono invece due diverse narrazioni del concetto di morte (da sempre caro alla band), tra il
rituale funebre e la relazione con il sesso.

“Stato embrionale” e “Plangite” sono tracce composte con il vecchio batterista Stefano Rutolini, qui riproposte in chiave rivisitata.

I testi sono semplici, brevi e diretti e mantengono alta l’attenzione evitando liricismi ermetici che possano sviare o soffocare la narrazione e senza che gli stessi sacrifichino la musicalità del testo e della voce.

“Carne della mia carne” è quindi un’unica esplorazione di più temi e concetti che risuonano tra loro, un’anti-bibbia sonora che fonde il Metal al Noise più sperimentale e all’Industrial.

Non manca un forte supporto grafico che evoca l’immaginario della band e del disco, l’album è stato pubblicato infatti con due copertine diverse: sul CD troviamo un ibrido semi-umano crocifisso, composto da un neonato con genitali femminili e arti da anfibio, e sulla cassetta due donne-teschio in un atto sessuale feticista.

 

BIOGRAFIA

Formato in origine da Loris Cericola (chitarra, voce e autore dei testi) Giorgio Balestrieri (basso) e Stefano
Rutolini (batteria), è un power-trio marchigiano attivo dal 2013.

Nel 2014 esordiscono con il loro primo singolo “Ossa”, prodotto da Gionata Mirai e mixato da Giulio Ragno Favero (Il Teatro degli orrori) e nel 2015 pubblicano il loro primo disco omonimo.

Un album a cavallo tra grunge, hardcore e stoner per il quale ricevono apprezzamenti da parte del pubblico e della critica.

Dopo un cambio di line-up che nel 2016 vede l’ingresso in formazione di Fabrizio Baioni (Drunken Butterfly, Leda, Cirro), pubblicano il loro secondo disco “Carne della mia carne” nel 2018.

Nel nuovo lavoro, abbandonano la melodia, irrigidendo le loro sonorità post-hardcore con influenze industrial e sludge.