[RECENSIONE] Io viaggio troppo nel niente: Latlong dei Campos

Recensione a cura di Giuseppe Visco

In uscita oggi, 27 novembre “LATLONG” il nuovo album di inediti dei CAMPOS.

N.B.: Per chi non li conoscesse: recuperate il prima possibile.
Personalmente li ho ascoltati la prima volta a Berlino, in occasione del Woodworm Festival (8 e 9 dicembre 2018), e me ne innamorai all’istante.
Innanzitutto l’approccio al palco, poi l’esecuzione magistrale.
A questo si aggiunse un particolare che mi è restato impresso, Simone Bettin innanzi a un pubblico composto al 99,9999999% di italiani, si rivolse alla sala in tedesco – e anche in alcuni brani degli altri album, se fate attenzione, ci sono alcune frasi in tedesco. Altra cosa che mi impressionò fu la performance di Davide Barbafiera – che dovrebbe davvero essere fiero della sua barba: perdonatemela questa – che mi riportò alla mente le esecuzioni di gente del calibro di Morgan. Uscii dal Bi-Nuu e sulla S-Bahn per tornare a casa comprai Umani, vento e piante.

Il disco è stato anticipato da sonno, traccia numero uno del loro album e che riassume tutto ciò che sono, il loro percorso, la loro idea di arte e il concetto di musica.
Si viene introdotti in un parco giochi, portati per mano da un genitore che ti offre una caramella che inizi a scartare e dentro non ci trovi una caramella, ce ne trovi due, e sei ancora più contento.
Poi alzi lo sguardo e un cartellone recita “Benvenuto nel parco giochi, goditi questa esperienza”.
Ecco, Latlong, riassunto, per me è proprio questo.
Un insieme di giochi diversi, di alcuni ne avevi già sentito parlare – le caratteristiche sono un filo conduttore, vedasi la traccia senza testo “Arno”, ad esempio, che è proprio la definizione di Campos che io ho stampata nella mia mente o la presenza di una ghost track – altri pericolosi. Beh, il pericolo è questo: innamorarsi del trio composto da Simone Bettin, Davide Barbafiera e Tommaso Tanzini.

Latlong è un una montagna russa, un insieme di emozioni che sono un crescendo, che sembrano raggiungere un climax che poi non arriva, perché inizia ‘la discesa’ ma poco dopo si risale, a toccare quasi il cielo – solo per “te che eri già cielo”.

P.S. Menzione particolare alla ghost track “Cane”: che spettacolo. Elettronica, rabbia, voce spezzata, quasi un abbaio, continuo e deciso.

Di Latlong ne parlano così: “I nomi vengono sempre dopo i pezzi. Si registra un provino e gli diamo il primo nome che ci viene in mente, fiduciosi che non sia troppo a caso. “Latlong” era il nome di un brano: avevamo solo accostato le abbreviazioni di latitudine e longitudine e il nuovo nome suonava come una parola di una lingua sconosciuta. Ora possiamo dire che “Latlong” sta per latitudine e longitudine, che è un modo per dire “mondo, per dire “specie”, per dire “noi”. Non è del tutto vero, ma va bene. Le cose a volte vanno così: scrivi un appunto su un foglio, ti viene sonno, appoggi la testa sul tavolo, apri gli occhi, rileggi e ti ritrovi ad aver coniato una parola nuova. Il disco si è ispirato a storie di esploratori del passato, di aereonauti e di vulcanologi. Ma ne è rimasto ben poco. Non ci sono racconti: forse ci siamo avvicinati troppo e le figure hanno perso i loro contorni precisi. È rimasta la meccanica delle sensazioni. E tanta acqua. Ecco, sì: acqua. Il disco fa acqua da tutte le parti.”

 

“LATLONG”–TRACKLIST

01_Sonno

02_Figlio del fiume

03_Santa Cecilia

04_Ruggine

05_Arno

06_Blu

07_Addio

08_Mano

09_Lume

10_Dammi un cuore

11_Paradiso (con ghost track Cane