[Photoreport] I Negrita salgono sulla vetta dell’Alpe Ciarcerio per un favoloso set acustico

  

A cura di Monica Sala

 

Venerdì 31 Luglio i Negrita sono letteralmente saliti in vetta, e per una volta non si è trattato di aver scalato le classifiche ed esserne arrivati in cima, bensì di aver dato vita ad un vero e proprio concerto in acustico sull’Alpe Ciarcerio a 1981 metri di altezza, nella splendida Val di Ayas, in Valle d’Aosta.

L’evento è stato parte di una serie di appuntamenti organizzati dall’Associazione culturale Aosta Classica nata con lo scopo di offrire spettacoli culturali, artistici, musicali e nel contempo far conoscere le bellezze di un territorio che permette ancora uno stretto contatto con la natura, sia per chi cerca tranquillità, sia per chi possiede uno spirito più avventuriero.

Gianmaurizio Foderaro, noto giornalista, conduttore radiofonico ed esperto musicale ha ripercorso per Radio RAI alcune tappe della carriera dei Negrita e presentato il loro concerto.

In apertura anche la cantante Giulia Mutti ha eseguito alcuni brani del suo repertorio e dell’album “La testa fuori” uscito lo scorso aprile.

Il percorso con il trenino che ci ha portato fin lassù è stato di per sé uno spettacolo nello spettacolo, anche se, una volta arrivati a destinazione il paesaggio circostante è diventato il protagonista senza eguali di una scenografia naturale davvero unica!

Doveva essere un pomeriggio di preoccupanti piogge e temporali, in realtà il sole ha continuato a direzionare i suoi lunghi e infuocati raggi sull’Alpe Ciarcerio e tanti di noi si sono ritrovati con gambe e braccia abbrustolite, specialmente quelli arrivati con largo anticipo sull’orario di inizio del concerto.

Quando i ragazzi salgono sul palco, il prato davanti a loro è gremito di persone di tutte le età: giovani coppie, famiglie, gruppi di amici, storici fan, semplici turisti… sono tutti pronti ad acclamarli ed ascoltarli: i Negrita che tra i primi si sono fatti promotori della cultura rock in Italia e che dopo 26 anni dalla loro formazione ufficiale continuano a raccontarci di fantastici viaggi, sentimenti e spaccati di vita attraverso la musica, sperimentando e facendosi contaminare da esperienze vissute, o dal corso dei tempi, ma riuscendo sempre a mantenere saldo e indissolubile quel filo invisibile che li unisce al proprio pubblico.

Apre il concerto “Ho imparato a sognare” e non c’è canzone migliore per ricordarci che i nostri sogni sono un gran bel punto di forza e di speranza per pensare positivamente al futuro. Il brano che da 23 anni ci regala delicate emozioni, oggi, con il diffondersi delle prime note di armonica tra le montagne, ci appare ancora più intenso e poetico.

In quell’atmosfera surreale che a Pau ricorda un po’ Woodstock e un po’ il circuito di Imola arrivano in un crescendo di gioie anche “Dannato vivere”, “Il gioco”, “Che rumore fa la felicità?”, “Greta”, “Hemingway” e “Magnolia”.

Dal mixer, in un’insolita veste rispetto a quella in cui siamo abituati a vederlo, anche l’amico e polistrumentista Ghando segue lo spettacolo divertito e coinvolto.

Tra una canzone e l’altra c’è sempre la piacevole abitudine di soffermarsi a interagire con il pubblico, per una battuta, un racconto o qualche dettaglio che riguarda i testi delle canzoni, così, senza nemmeno il tempo di riprendere il fiato, i nostri cuori vengono messi di nuovo a dura prova: “Non torneranno più” è affettuosamente dedicata all’amico e grande produttore italiano Carlo Ubaldo Rossi, prematuramente scomparso nel 2015 a causa di un incidente stradale.

Carlo è senz’altro parte di tutte quelle belle e preziose persone incontrate nel corso della carriera “Negrita” e che sicuramente continuerà ad occupare un posto speciale nei ricordi di Pau, Mac e Drigo. Dopo la sua scomparsa è nata l’associazione culturale che porta il suo nome e per chi volesse conoscerne i vari progetti può consultare il sito www.associazionecarlourossi.it.

La commozione cede il passo alla magia de “L’uomo sogna di volare” che racchiude in sé quell’essenza di vero e proprio cambiamento verso un tipo di sonorità più legato al mondo latino e scaturito da quel viaggio del 2004 fatto dai ragazzi in sud America. Gli artisti incontrati lungo la strada, la particolarità di certi paesaggi, i contesti sociali, le esperienze di viaggio, li influenzarono al punto tale di concepire l’album del 2005 con un sound da loro mai sperimentato prima e completamente diverso dal rock a cui ci avevano abituati.

In sud America avvenne la conoscenza anche dei musicisti argentini Bersuit Vergarabat, già ospiti di alcune tappe del tour “Verso sud” e che in questi giorni ritornano ad incrociare i loro passi con quelli dei Negrita attraverso il featuring di Pau in “El viento trae una copla”, registrato a distanza durante il lockdown.

E si prosegue, ancora e ancora, con la dolcezza di “Voglio stare bene”, che sarà l’ultimo brano che ci farà sopportare la costrizione di rimanere seduti a terra.

Il funky blues di “Cambio”, il marchio di fabbrica “Mama ma e” e “Il libro in una mano, la bomba nell’altra” che in versione acustica rafforza ancor di più la potenza comunicativa del testo, fanno alzare il pubblico dando vita ad un bellissimo movimento di danze, canti urlati e braccia tese verso il cielo, senza comunque uscire dagli spazi personali previsti dalle attuali normative.

“Rotolando verso sud” ci riporta piano, piano coi piedi per terra ed il gran finale con “Gioia infinita” riassume degnamente i nostri stati d’animo provati per tutta la durata di questo concerto.

Che altro aggiungere? Poco nulla direi… questi ragazzi hanno mosso i primi passi in ambito musicale 35 anni fa (ancor prima degli ufficiali 26 anni della band), in tutti questi anni hanno sempre avuto il coraggio di portare avanti i loro progetti con tantissimo impegno, senza condizionamenti o scelte di comodo. Sono cresciuti, si sono evoluti, trasformati, a volte invecchiati e tornati ragazzi.

Hanno corso, rallentato, superato ostacoli, divorato salite e di nuovo si sono lanciati a tuono verso tutto ciò che potesse per loro rappresentare libertà, scoperta, curiosità, ricchezza di conoscenza verso culture e mondi lontani e solo apparentemente distanti.

La loro bellezza non sei mai scalfita, tutt’altro…

Oggi ormai cinquantenni dimostrano di avere ancora tanto da raccontare e continuano ad essere di esempio per tanti giovani che vorrebbero vivere di musica.

I loro consigli? Li ho sentiti spesso in questi anni durante i concerti o le occasioni di incontro con il pubblico: lavorare sodo, credere nei propri sogni e mantenere sempre coerenza e rispetto, verso il pubblico e soprattutto verso sé stessi.

Si chiude così un’altra tappa di questi viaggi live meravigliosi, con un po’ di nostalgia, ma anche col sorriso e la consapevolezza che la musica non si fermerà mai e continuerà ad unirci sempre!

Un doveroso grazie a www.visitmonterosa.it che ha permesso la realizzazione di questo report.

 Un grazie speciale a tutte le persone gentili e professionali conosciute in questa occasione: la signora Paola Turchetti, il signor Gianmaurizio Foderaro e tutto lo staff tecnico dei Negrita presente sul posto.

Un saluto affettuoso ai compagni di risalita Cristina e Davide di Novara.