[Photo Report] Joe Bastianich all’Eco Teatro di Milano

Testi e foto a cura di Monica Sala

Sabato 25 Gennaio, all’Eco Teatro di Milano, Joe Bastianich ha portato in scena “New York Stories”, uno spettacolo fatto di canzoni e racconti. La storia di un uomo che è entrato nelle case di tanti italiani attraverso programmi televisivi di successo, ma che grazie alla musica si mette a nudo, si commuove, scrive canzoni che parlano dei suoi affetti, i suoi ricordi, di una famiglia di immigrati istriani che con tanto coraggio e sacrifici riesce a costruirsi una nuova vita a New York, una città affascinante e ricca di contrasti, a cui Joe deve tanto, ma che nel contempo, negli anni della sua giovinezza non è riuscita a farlo sentire pienamente appagato, come lui avrebbe voluto.

In AKA JOE, uscito da poco, e nelle canzoni scritte finora, c’è tanto vissuto personale, ma anche il richiamo al periodo musicale degli anni 70 e 80, domande e riflessioni sullo scorrere del tempo, il significato di parole come “amore”, “libertà”, “dolore”, fatti di cronaca realmente accaduti, storie e aspetti di una New York city che Joe considera la sua amante e afferma di aver scelto per la vita.

Un Bastianich che vuole spogliarsi, mettersi di fronte al pubblico con la massima sincerità, parlare del ragazzino che era, e dell’uomo che è diventato: “Un po’ come andare dallo psicologo” dice lui, “ma spendendo molto di meno…” J

L’inizio della serata è affidato a SHADOW MAN, un tuffo nel passato, un video che rappresenta IL viaggio, alla fine del quale comincia il racconto del complicato periodo in cui Joe ragazzo si è sentito spesso fuori posto, in alcuni casi persino escluso, al punto di definirsi uno sfigato. Per fortuna arrivano i primi approcci con il mondo della musica, la passione per la chitarra e gli amici coi quali incomincia la sua avventura di musicista.

“La nostra musica, la fuga dalla nostra amara realtà, in cucina, al piano di sopra, nonna Erminia con la minestra, e nel garage JOE PLAY THE GUITAR…”. Un ricordo, che nella sua semplicità riesce a trasmettere il forte senso di italianità della nonna che cucinava piatti tipicamente italiani, e il desiderio di Joe di sentirsi fortemente americano e che, come più volte accennato da lui, si cibava spesso di hot dogs.

Le delicate note country di FOREVER sono il sottofondo perfetto per riflettere sul significato del valore di un “per sempre”.

Al ritmo funky di MAKE UP YOUR MIND mi posiziono in fila H posto 27, ho voluto acquistare il biglietto per godermi lo spettacolo fino alla fine, a prescindere dal pass photo autorizzato sui primi tre brani, ed è forse da questo momento in poi che trovo la condizione ideale per dedicarmi ad un ascolto più rilassato.

 

Il palco si fa buio, Bastianich inizia a pronunciare un elenco di nomi, con lentezza, scandendoli uno ad uno, nel teatro cala il silenzio, poco dopo scopriremo il perché:

“14 Dicembre 2012, Sandy Hook Elementary School, New York, il venerdì, dieci giorni prima di Natale, nevicava, colpi di pistola in aria, venti anime, venti bambini in un attimo di follia non ci sono più, son volati in cielo come fiocchi di neve…”. Joe ci presenta la sua Twenty Snowflakes, in memoria dei venti bambini che vennero uccisi da un ventenne che aprì il fuoco all’impazzata all’interno di una scuola di New Town. La canzone è nata per rispondere alla domanda dei figli di Joe che all’indomani di quel tragico epilogo lo interrogarono sul perché di quella disgrazia.

 

Non c’è dubbio, sto scoprendo un Bastianich con grandi doti di narratore e dà il meglio di sé quando racconta di suo padre Felice.

Lo descrive come un uomo semplice che si accontentava di poco: buon cibo, un bicchiere di vino, musica allegra, la sua fisarmonica e la sua Cadillac, l’auto che più di ogni altra cosa rappresentava il sogno americano per tanti immigrati arrivati negli States in cerca di fortuna.

 

Ricordi nitidi e perfetti, completi di tanti dettagli, specialmente legati alla Cadillac, dal rosario appeso allo specchietto insieme ad un corno napoletano, alle bottiglie di dopobarba infilate nelle portiere, dalle taniche di vino sfuso, alle sigarette di contrabbando nel baule.  Ricorda le tantissime cassette di musica di fisarmonica che suo padre comprava in Italia negli anni 70-80, non in posti qualsiasi, ma nei negozietti dei benzinai dove si trovava di tutto, dai preservativi alle statuette di padre Pio.

 

Descrive così minuziosamente quei ricordi legati a suo padre, che quando inizia a cantare CADILLAC pare anche a me di sedere vicino al signor Felice, in una di quelle allegre serate con la fisarmonica, o di fianco a lui, al lato sinistro della sua Cadillac, frugando nella portiera per toccare con mano le sue boccette di dopobarba, e magari fumando una di quelle sigarette di contrabbando che probabilmente avrei consumato con chissà quale intensità per la fame di riscatto che c’era nell’aria.

 

Ho immaginato i paesaggi italiani e americani di quegli anni, i possibili contrasti, ho sentito l’odore di benzina e ho visto le cassette di musica, proprio lì, su quegli scaffali stracolmi, dai quali anche tanti dei nostri padri hanno scrutato, toccato e preso oggetti che sarebbero diventati parte del loro e del nostro vivere quotidiano.

BEAUTIFUL BIRD, scritta di recente, parla di libertà e della sofferenza nel non averla.

 

Il momento più dolce e delicato della serata arriva quando Joe ci fa conoscere nonna Erminia, la sua più grande fan, la donna dagli occhi verdi, i capelli corti e ormai bianchi, quella con un cuore immenso: “… a lei devo tutto, la mia vita, ciò che sono oggi… lei mi ha cresciuto ed è grazie a lei che la mia famiglia ha avuto un futuro…”

Attraverso sua nonna ricorda le origini della sua famiglia, i duri tempi della guerra che ha costretto i suoi all’immigrazione. Si domanda se riuscirà mai ad essere forte come la sua amata Erminia che oggi ha 99 anni. Il tempo che per lei inizia a stringere diventa grande motivo di turbamento per Joe, teme di non essere pronto ad accettare l’inevitabile momento in cui lei si addormenterà per sempre. Avrà la stessa forza di questa grandissima donna? Riuscirà a non piangere? Le canterà una canzone o si limiterà a darle l’ultimo saluto chiuso nel silenzio del suo dolore?

 

“NONNA, questa canzone è per te!”

Il brano è accompagnato da un video, l’unico con sottotitoli in italiano, una raccolta di scene di vita quotidiana con Joe bambino e nonna Erminia in cucina, lui che disegna o l’aiuta a preparare la torta, e immagini più recenti, di questi anni ancora insieme, di reciproci gesti di affetto.

Mi sono commossa! E’successo guardando Joe prendere le mani di nonna Erminia e appoggiarne delicatamente le dita sui tasti di un pianoforte, seduti uno vicino all’altro. E di nuovo, guardando lei ormai piccola e minuta che si aggrappa al nipote cingendogli i fianchi con le sue braccia, le mani ben aperte, a premere il più possibile sulla schiena di quel bambino diventato uomo per non farlo andare via, quel nipote al quale ora può affidarsi completamente, perché sa che la proteggerà per sempre.

 

 “Questa canzone l’ho scritta un po’ di anni fa e si chiama PREY ON PAIN che vuol dire predare sul dolore… e vuol dire quanto può fare male l’amore.”

In FUNKY JAM improvvisa e presenta i cinque elementi che lo accompagnano sul palco ed è subito festa.

E ancora riflessioni sull’America e la musica di fine anni 70: era il periodo del punk rock, i ragazzi, lo stesso Joe, si vestivano con giacche di pelle nera, catene, chiodi, fumavano, mangiavano hot dogs e “mostardo” per strada, erano sempre incazzati senza sapere realmente il perché.

Agli inverni freddi di New York si contrapponeva il Bronx che stava bruciando (a causa di tanti incendi dolosi provocati da persone che speravano di incassare i soldi dalle assicurazioni. Gesti disperati, per cercare di sopravvivere al deprezzamento degli immobili situati in un posto ormai saturo di miseria e criminalità).

Ma le cose stavano per cambiare, mentre a Downtown di Manatthan i Ramones suonavano al CBGB e diffondevano il punk rock, nelle strade del Bronx i primi dj iniziavano a mettere dischi dando luce e visibilità al movimento hip hop. Due mondi e due ritmi completamente diversi tra loro, un’evoluzione della musica mediante la quale nulla fu più come prima.

16 DAYS – TAKE ME DOWN

Il blues di WHAT IS A MAN riporta Joe a pensare alle cose importanti della sua vita, a cosa voglia dire essere un padre, a quale ruolo dovrebbe avere un padre nei confronti dei figli che ha generato, al significato di essere un uomo… un uomo che fa il padre.

Il pezzo è dedicato ai suoi ragazzi.

 “Il mio italiano è migliorato…”, Joe ne è convinto, ma nel teatro chissà perché quasi tutti sorridono, me compresa, forse stiamo pensando a poco prima, mentre parlava di hot dog e “mostardo”, ma all’improvviso mi ricordo del mio livello di inglese che sta sotto lo zero, mi viene da piangere, e decido di tornare subito seria…

WON’T SAY ANOTHER WORD “Una cameriera, un ristorante e un po’ di vino… be, più di un po’ di vino…”.

Giungiamo al finale, Bastianich coinvolge il teatro con PURPLE RAIN di Prince e STAYING ALIVE dei Bee Gees, e la musica e il video di Tony Manero ci fanno sentire tutti un po’ americani e più giovani. J

Non so quale sarà il futuro di musicista per Joe Bastianich, non sono un critico musicale, ho tra le mani AKA JOE da pochi giorni, le canzoni sono piacevoli, sto riscoprendo il gusto di ascoltare uno stile country che non seguivo da un po’.

Il concerto è stato una bella occasione per conoscere la storia di un artista che sicuramente continuerà con coraggio a portare avanti le proprie passioni, tutto ciò che potrà renderlo felice e pienamente realizzato.

E comunque andrà, ci sarà sempre nonna Erminia a dargli coraggio e a sentirsi orgogliosa di lui. Sempre!

In bocca al lupo per tutto Joe!

Sul palco con Joe Bastianich con strumenti e voci si sono esibiti:

PAOLA MAROTTA voce
LORENZO FERRARI batteria
GABRIEL TIRELLI chitarra
GIACOMO PAPETTI basso
CARLO PODDIGHE tastiere

Il post concerto è stato il momento di incontro diretto con i fan, foto e autografi di rito, non così scontati da parte di ogni artista alla fine della propria serata.

C’è anche una ragazza che più di altri attende di conoscere Bastianich di persona: capelli lunghi neri, maglioncino bianco ed un’espressione ancora incredula e stupita, è la fortunata vincitrice del viaggio a New York che è stato estratto tra i partecipanti di questo concerto milanese.

Complimenti a lei e buona vacanza!