[LiveReport] Animatronic w/ N.A.I.P. @ MOOD Social Club (Cosenza)

live report a cura di Antonio Serra

Ce l’avete l’ansia voi? Io sì. Quel peso sul petto che non ti fa respirare. Venerdì 3 Gennaio, appena arrivato davanti al Mood m’è salita l’ansia. Le mani sudate e tremanti, gli occhi che guardano velocissimamente a destra e a sinistra, l’incapacità di comporre frasi di senso compiuto. Ci sono dei momenti nei quali uno pensa “non è possibile che stia succedendo a me”. E’ come essere su un’auto a cento all’ora e rendersi conto che il volante è sparito. Io ero cosciente, consapevole del mio corpo, ma non riuscivo a controllarlo. C’è stato un momento nel quale l’unica cosa che desideravo era scappare via, tornare a casa, mettermi a letto e spegnere la luce. Poi ho bevuto una birra, una seconda, una terza. Poi è andata meglio, per un po’. Nella grande sala del locale c’erano lucine colorate, il palco pieno zeppo di strumenti, due tavolini col merchandise. Io tenevo stretta la mia macchina fotografica in una mano, la birra alla spina nell’altra, camminavo avanti e indietro nervosamente.

N.A.I.P. è un ragazzo calabrese che si sta facendo conoscere per i suoi spettacoli molto teatrali. Quando sale sul palco pigia qualche pulsante e fa partire una mazurca in loop, tipo disco rotto. La sua musica è prevalentemente fatta di questo: loop, beat, suoni campionati e sintetici. Ogni tanto imbraccia la chitarra, ogni tanto usa le bacchette per suonare dei drum pad. Canta in italiano, con testi basati per lo più su calembour e cinica ironia. Il suo live si fonda tutto sulla mimica facciale, i gesti ampi, i movimenti del corpo, il giocare con la voce e l’intonazione. Come se i Residents avessero deciso di suonare ubriachi sulla spiaggia di Gizzeria, in costume da bagno bianco, il 15 Agosto a mezzogiorno. Oppure, non so, come se Iosonouncane affetto da sindrome di Tourette, sotto acido, decidesse di fare un disco da abbinare a Famiglia Cristiana. N.A.I.P. è bravo e sa il fatto suo.

Cura ogni dettaglio della sua proposta musicale in modo maniacale. Costruisce grandi palazzi sonori, con facciate decorate, stucchi, vetri scintillanti, archi e piatrelle lucidissime. Poi ti apre il maestoso portone principale, ti prende per mano e ti accompagna dentro. Fa un sorriso, allunga il braccio con la mano aperta, pieno d’orgoglio, e ti mostra che dentro è completamente vuoto. Suona per intero il disco eponimo uscito a Marzo 2019 per Mamma Dischi. Tra il pubblico qualcuno conosce anche molti dei brani e li canta insieme a lui. Si prende un bel po’ di applausi e quando scende dal palco e porta via la sua strumentazione la sala concerti del Mood è già piena.

E’ il segreto di Pulcinella, però diciamocelo lo stesso: tanti sono lì perché nel progetto Animatronic, dietro le pelli, c’è Luca Ferrari. Fratello di Alberto, insieme a lui e Roberta Sammarelli da sempre, nei Verdena. Gli Animatronic però non sono i Verdena e non suonano come i Verdena. Fanno solo strumentali, tanto per cominciare. Chitarra, basso e batteria. Suonano fortissimo, cambiando stili e generi, mantenendo sempre una sfumatura post-heavy virata verso il progressive. Un po’ Isis, un po’ Russian Circles. Il disco è uscito a Novembre 2019 per La Tempesta e si intitola REC.

Luca Worm Terzi sulla chitarra è un drago. Infila riffoni e distorti pesanti tra arpeggi e atmosfera, sfrangiando tutto poi con assoli velocissimi e shredding da capogiro. Nico Atsori suona un basso granitico e corposo, che riempie le frequenze con tappeti armonici spaziosi e caldi. Luca Ferrari ci dà giù sui tamburi con una foga alla quale non siamo abituati. I tre giocano sui cambi di ritmo, sulle contrapposizioni. Alternano momenti di pathos altissimo a divertissement. Tutti e tre dimostrano una padronanza tecnica degli strumenti eccellente. Il pubblico è stregato. Nonostante l’ora tarda restano (quasi…) tutti fino alla fine. Io non so più quanto ho bevuto, ma l’ansia c’è ancora. E’ che non ho mai ricevuto abbastanza abbracci probabilmente. Oppure è semplicemente che il 3 Gennaio me ne serviva uno bello grosso. Mentre la sala si svuota qualcuno si avvicina al banchetto del merch. I musicisti si prestano ad autografi e foto con i fan. Io li guardo tutti muoversi e gesticolare, ma sono come assente. Nelle orecchie ho ancora il suono. E’ stato la colonna sonora di mille pensieri. Un tavolino sotto il sole di Budapest, una spiaggia piena di alghe vicino Siracusa, la pioggia di Berlino, il fresco di Vienna, i vicoli di Napoli, un bicchiere di vino a Firenze, i gabbiani a Venezia. Il mio film scorreva in testa in Super8, gli Animatronic lo sonorizzavano. Fuori fa freddo, la strada è deserta. Ci cammino in mezzo a passo svelto. Corro veloce come se stessi perdendo l’aereo, perché ho sbagliato fermata. Inciampo e cado. Rimango seduto per un po’. Che c’è da fare domani? Cosa posso fare domani? Magari resto qui, magari aspetto l’alba.