“Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza.” : Golden Youth di The Softone.

Recensione a cura di Giuseppe Visco

È in uscita oggi, 25 ottobre, autoprodotto, “Golden Youth” di The Softone.

Il lavoro rappresenta il quarto disco The Softone – al secolo Giovanni Vicinanza – e rappresenta per l’artista un piccolo ritorno alle orgini di “These Days are Blue”, il suo primo disco.
Questo, però, è un lavoro differente, rappresentando la voglia di scatenarsi dalle costrizioni e, attraverso un percorso personale molto intimo, cercare nel proprio io le risposte.

La prima traccia, già lascia un’idea di cosa aspettarsi da disco: un insieme di scatole contenenti cose differenti, che appaiono molto semplici ad una prima interpretazione per poi lasciar intendere qualcosa di differente. Golden Youth è la rappresentazione dell’amore che da e che toglie, Golden Youth è la mancanza di certezze e il continuo susseguirsi di paure, Golden Youth è l’esaltazione dei sogni e della felicità, Golden Youth è un monito e la parola che ti fa venire il magone, Golden Youth è il dolore di un addio, quello di una persona cara, l’amore per una mamma. Golden Youth è una scatola di cioccolatini: non sai mai quale ti capiterà.

Il disco nasce al Lavalab Recording Studio dello stesso Giovanni ai piedi del Vesuvio, ma è stato chiuso e mixato, sempre dallo stesso Giovanni, durante il soggiorno nell’americanissima Milwaukee.

TRACKLIST:
1. Intro
2.Alone And Weird
3.Sweet Mom
4.Surprising Me
5.I Wish
6.Little Star
7.Still Believe
8.Golden Youth
9.Lost Memories
10.Psycho Visions
11.The Place
12.Outro