[RECENSIONE] Missincat: Dieci come un eterno ricominciare

Recensione a cura di Dorella Basta

Caterina Barbieri, in arte Missincat, esordisce con un progetto solista nel 2006. Decide di trasferirsi a Berlino nel 2007 in cerca di un’ispirazione musicale, infatti trovato quello che cercava, raggiunge il successo e decide di trapiantarsi in Germania per continuare la sua carriera. Nel 2009 pubblica il suo primo album Back on my Feet, a cui seguiranno altre due produzioni intitolate Wow (nel quale si assiste ad un duetto col cantautore italiano Dente) e Wirewalker, di cui quest’ultima uscita segna per la cantante un forte cambiamento stilistico.

A dieci anni dall’uscita del primo album, Missincat decide di dare una scossa al suo progetto e torna in scena con un nuovo disco.

Dieci, non solo gli anni trascorsi dal suo primo album, ma anche il titolo del suo nuovo disco. Sebbene sembri una pura casualità e una semplice allusione, questo numero nasconde un grande significato. Dieci come un eterno ricominciare, dieci come la perfezione, dieci come l’annullamento di tutte le cose.
Dieci è composto da nove tracce, esse sembrano raccontare una storia, una di quelle in cui ti ci trovi dentro e riesci a comprendere empaticamente ogni singola parola. Si possono mettere insieme i pezzi dei singoli brani come se fosse un puzzle per ricomporre quello che Missincat cerca di voler far arrivare all’orecchio di chi ascolta, dalla morte alla rinascita, dalla continua ricerca della perfezione fino ad accettarsi nell’imperfezione. Per il suo genere indie/pop la si può ricollegare alle cantante Maria Antonietta, sia per la tenera malinconia dei testi sia per la dolcezza del timbro della voce.

Oggi no è uno di quei testi in cui tutti ci si potrebbero rispecchiare, perché a tutti capita di vivere uno di quei giorni in cui “oggi no, non lo so se piangere o ridere, oggi no, non lo so se va bene così o se era meglio prima”. Frasi dolci e malinconiche, che arrivano dritte al cuore di chi, come Missincat, dell’oggi e del domani non lo sa. Troppo incerto l’oggi e ancora di più il domani, e a guardare indietro si ha solo paura di cadere.
Riprendendo il tema della caducità delle cose, ci si lega il brano per un’ora. Questa volta però a decadere sono i sentimenti, quelli a cui non si riesce a dare un nome e una spiegazione, di cui alla fine non basta la sola presenza dell’altra persona per farsi forza, ma magari sotto un altro cielo vi sareste amati davvero per un’ora o per una vita intera.
Bisogno di te, una dolce pugnalata al cuore per chi ha avuto bisogno per troppo tempo di qualcun altro ma che non ha mai visto quello che poteva darci e non ha mai capito quello che ci è stato dato e in un attimo dimenticato. Un testo basato sul condizionale, su cose che si potrebbero fare e che alla fine non si sono mai fatte.

 

A queste tracce di decadenza si accostano quelle in cui sembra pronta la rinascita.
Più vicino, infatti, è un brano di speranza, in cui anche se cambia la prospettiva, da vicino si accorciano le distanze e le differenze tra i due corpi. Come una fusione di due imperfezioni, quelle che da lontano non riesci a vedere, quei difetti che si vedono da vicino, un miscelarsi, insomma, di paure che da vicino portano alla perfezione.

La mia pistola è una storia di cui ti senti spettatore immobile. Ascoltandola sembra di vedere i due amanti che si rincorrano sotto la luna, lei con in mano una pistola, collegata alla metafora del tradimento, visto solo come un incomprensibile gioco, pur non volendo ferire. Da una parte occhi profondi di chi ci ama e l’amore vero e puro e dall’altra la nostra libertà legata troppo fortemente al gioco.

Dieci è il primo album che Missincat compone interamente nella sua lingua madre, questo che dovrebbe essere il suo più grande cambiamento, è solo il punto di partenza del lavoro che ha fatto su stessa e che ha messo nero su bianco su ogni singola traccia. Dieci è un punto di arrivo all’accettazione di sé, perché è solo passando dall’imperfezione che si è che si può arrivare alla consapevolezza della perfezione.