Due cofanetti per celebrare 30 anni di Marlene Kuntz

Marlene Kuntz
Marlene Kuntz

A cura di Antonio Serra

 

La storia di come accadde è nota e ben documentata, ancorché da principio possa sembrare ricalcata da un qualunque altro principio: sul finire degli anni ’80 Tesio e Luca Bergia, due adolescenti già compagni di scuola, suonano insieme in una band. La sala prove dove si riuniscono dapprima è la casa stessa di Luca; vari altri musicisti si uniscono alle prove, avvicendandosi. Dopo qualche tempo i volumi si alzano e i suoni si irrobustiscono. Le frequenze domandano spazi consoni e meno disturbati. A causa di ciò i Nostri si adoperano per trovare una sistemazione adeguata. Il luogo prescelto è a Confreria, nella periferia di Cuneo.

A quel tempo io ero un bambino, andavo alle elementari. Il grembiule blu, il fiocco storto e con i lembi sempre sfibrati, tenuto insieme dalle precise ma poco durature cauterizzazioni fatte da mio padre con l’accendino. Giocavo a pallone per strada con i miei compagni di scuola. Mi ruzzolavo tra alberi, terra, erbacce, lucertole e formiche. In Calabria.

 

 

Torniamo in Piemonte. Nella nuova, prima vera sala prove entra un giorno Cristiano Godano, venuto via da poco dalla sua band precedente. Col suo (già all’epoca) fare carismatico ottiene due cose: la prima è la concessione di potersi prendere la briga di lavorare ai riff di chitarra dei brani fino a quel momento scritti da Tesio e Luca, la seconda è portarsi dietro il batterista della precedente band ed investirlo della nuova carica di cantante del gruppo. Il ragazzo in questione si chiama Alex Astegiano e tutt’ora segue la band in lungo e in largo, ma in qualità di fotografo dall’indiscutibile talento.  

Dove e quando questa storia diventa singolare, vi chiederete? La data stavolta è precisa: 13 Maggio 1989 (sì, proprio 30 anni fa!). Il luogo è altrettanto puntuale: il Parco Monviso di Cuneo dove si tiene il primo concerto della banda. Non hanno ancora un nome ed optano per Marlene Kuntz. Non lo cambieranno mai più.

 

 

Ispirati dalla no wave, dai rumorismi e dai suoni affilati, i Marlene iniziano subito dopo a produrre una serie di demotape. Nel giro di un anno Alex cede il microfono a Cristiano, che così viene consacrato a leader. Uno dei demotape prodotti viene finalmente notato da qualcuno. I Marlene Kuntz partecipano ad una rocambolesca edizione di un famoso contest dell’epoca. Riescono (ripescati all’ultimo minuto) a guadagnarsi una sessione di registrazioni in studio con Gianni Maroccolo (il quale non avrebbe bisogno di presentazioni ad essere sinceri, ma per i distratti ricordo essere uno dei più importanti musicisti italiani degli ultimi 40 anni. Bassista nei Litfiba, CCCP, CSI e tanti altri progetti successivi). Il brano scelto sarà Canzone Di Domani.

Nell’estate del ’93 avviene la vera svolta: i Marlene Kuntz s’inventano un modo per autoprodurre il loro primo disco: un EP di tre pezzi, disponibile su prenotazione con pagamento anticipato di tredicimila lire. Come ogni buona idea in principio fu un fallimento e pochissimi aderirono. A Maroccolo però l’idea piace e pure il destino sembra apprezzare. Poco prima della firma del contratto con Gianni Maroccolo, la MCA Records si mette in contatto con il gruppo: anziché un EP il gruppo inizierà, nel dicembre del 1993, le registrazioni di un album. Il 13 Maggio 1994 esce Catartica, prodotto da Marco Lega, per il Consorzio Produttori Indipendenti.

Una svolta accade anche a me. Sul finire delle medie e l’inizio del liceo scientifico, una nuova idea inizia a baluginare nella mia mente. L’idea suprema, che si consumerà più avanti come il dramma esistenziale di ogni adolescente. L’ossessione che scocca come una scintilla quando meno te l’aspetti e ti accompagna, ineluttabilmente, fino alla fine. In slang d’oltremanica rimaneggiato all’uso delle Langhe la si chiama Kuntz. In terra bruzia la si dice “fissa”. Per declinarla in modo da far comprendere tutti potrei apostrofarla fregna. Più semplicemente: la figa.

 

 

I Marlene Kuntz io non li conoscevo ancora, ma iniziavano a macinare chilometri in tour, stordire impreparati astanti con chili di chitarre distorte e noise, conquistare il pubblico che da lì in poi, rapito, non li tradirà più. A due anni da Catartica esce Il Vile.

Qui la storia smette di essere solo singolare e diventa interessante. Come credevate sarei potuto venire a conoscenza di questa band che ho amato e che ha segnato e influenzato inesorabilmente tutta quanta la musica italiana, indipendente e non, da lì in poi? Gli indizi a questo punto ci sono tutti: una ragazza. Lei ne amava la ricercatezza nei testi, oltre al suono mai sentito prima in Italia. Credo sia stato grazie alla loro apparizione in TV, era un programma della Dandini. Sta di fatto che dopo Il Vile ci fu la consacrazione: Ho Ucciso Paranoia che compie quest’anno 20 anni.

 

 

 

Il tour trionfale dei Marlene Kuntz, nel ’98 fece tappa anche a Cosenza. Io sognavo già di fare il musicista e strimpellavo con la mia prima band. Il primo sunto di quei 10 anni sublimò nel disco live H.U.P. Live in Catharsis. Poi l’influenza dei Sonic Youth iniziò a dare più spazio a quella dei Bad Seeds di Nick Cave e quindi Che Cosa Vedi (col primo affacciarsi alla platea internazionale grazie alla partecipazione di Skin nel singolone La Canzone Che Scrivo Per Te) e l’avverarsi di un sogno: Warren Ellis che suona il violino in Senza Peso.

Nel 2009 il progetto Beautiful, condiviso ancora una volta con Gianni Maroccolo e col produttore scozzese Howie B, porta i Marlene ad esplorare il miscuglio dei suoni sintetici e chitarre.  Godano si cimenta con l’idioma inglese.

Fast forward (non me ne vogliate) sulla partecipazione al Festival di San Remo, talent show, dischi un po’ sotto tono, nel 2014 arrivano le prime meritate celebrazioni. Sono passati 20 anni da Catartica ed il tour in cui eseguono il disco per intero è un’apoteosi che porta nuova linfa e stimoli alla band. L’uscita di Lunga Attesa è seguita la celebrazione per i vent’anni de Il Vile, poi la sonorizzazione dello spettacolo teatrale con Claudio Santamaria, Il castello di Vogelod, nel 2017.

 

 

Arriviamo al Marzo scorso. Sono passati trent’anni dal primo concerto. Sono passati vent’anni da Ho Ucciso Paranoia. I Marlene Kuntz annunciano un tour celebrativo di dieci date doppie, una acustica e una elettrica, in cui suoneranno H.U.P. per intero. Il 25 Aprile danno alle stampe la seconda collaborazione con Skin: la cover di Bella Ciao il cui videoclip è stato girato a Riace ed il ricavato del singolo devoluto per il manifesto E’ stato il vento – Artisti per Riace. Il 20 giugno 2019 esce il libro Nuotando nell’aria. Dietro 35 canzoni dei Marlene Kuntz contenente i racconti e significati sui brani dei primi tre dischi della band, scritto da Cristiano Godano.

Il 28 giugno 2019 vengono pubblicate le raccolte MK30 – Best & beautiful, cofanetto di 3 CD contenente i brani più significativi della band e del progetto Beautiful, e MK30 – Covers & Rarities, doppio vinile contenente cover e rarità, anticipati dal singolo Karma Police, cover riarrangiata dei Radiohead.

Cosa c’è dentro a questi due cofanetti? E’ presto detto. Nel primo due dischi con 32 tra i brani più belli scritti dai Marlene Kuntz in 30 anni di carriera, più l’intero disco del progetto Beautiful. Una chicca che se non avete mai ascoltato questo è il momento perfetto per rimediare.

 

 

Nel secondo, in vinile, un LP con le migliori cover riarrangiate ed eseguite dal gruppo (a cominciare da una nuova versione di Karma Police, stravolta e dieci volte meglio rispetto alla precedente release di qualche tempo fa. Consigliatissime all’ascolto anche Siberia dei Diaframma, La Libertà di Gaber, White Rabbit e naturalmente Bella Ciao). Un secondo LP con le rarities: brani che i completisti avranno già ascoltato in EP e compilation date alle stampe negli anni in maniera discontinua e spesso introvabile oggi.

Epilogo e morale della favola, ecco che arrivano. Non ci sono molte altre band in Italia che possono vantare la coerenza, la longevità, la costante influenza sulle nuove generazioni, la tenacia, la potenza, il lirismo dei Marlene Kuntz. Se ci sono si contano sulle dita di una mano monca. Questi due cofanetti rappresentano due proposte diverse e probabilmente per pubblici diversi. Vi dico la mia: se conoscete già i Marlene Kuntz  al punto da amarli ed avere nella vostra collezione i loro album, allora non potete lasciarvi sfuggire il doppio vinile MK30 – Covers & Rarities. Perché? Perché sì. Perché poi mi ringrazierete.

Se invece fino ad oggi siete stati ascoltatori distratti, superficiali, della produzione degli irruducibili cuneesi, allora fatevi un favore ed assicuratevi anche il triplo cd MK30 – Best & Beautiful. Capirete com’è successo che una storia iniziata come tante altre, di adolescenti in una cameretta, di inconsapevoli bambini delle elementari, di coraggio e ormoni. Una storia fatta di occasioni colte al balzo e dita sotto le gonne, amore per la letteratura e coetanee Lolite. Di amore per Sonic Youth e Nick Cave, oltre che per la carne, alla fine è diventata una vita tanto piena e intensa da essere degna di venire raccontata e celebrata ad alto volume.