QUANDO LA MUSICA INCONTRA LA SETTIMA ARTE – IL REGISTA DEL MESE: Alejandro González Iñárritu

Rubrica a cura di Vito D’Addesa

Il 15 agosto del 1963, a Città del Messico, nasce dei più talentuosi ed amati registi del panorama cinematografico odierno: Alejandro González Iñárritu.

Sono 6 i film che portano la sua firma, la sua inconfondibile firma: i lunghissimi piani sequenza; l’utilizzo della cinepresa senza cavalletto; lo sbatterci in faccia la verità, la realtà della vita, la crudezza della vita, le ingiustizie della vita, ma anche la felicità, seppur effimera, labile, precaria che la vita può riservarci.

 

Esordisce al cinema con “Amores perros”, il quale si è rivelato essere il suo lasciapassare per Hollywood. Questo è anche il film che segna la collaborazione con Guillermo Arriaga, che porta la firma delle sceneggiature dei primi 3 film diretti dal regista messicano, e con il compositore c, autore delle colonne sonore dei primi 4 film. Dopodiché arrivano le importanti produzioni di “21 grammi” e “Babel”, amati da pubblico è critica, in particolar modo il secondo, per il quale Iñárritu vinse il Prix de la mise en scène al Festival di Cannes (miglior regia), il Golden Globe per il miglior film drammatico e fu molto apprezzato anche in Italia, tanto da arrivare a vincere il David di Donatello per il miglior film straniero.

Questi tre lungometraggi formano la cosiddetta “Trilogia sulla morte”, il cui tema principale è, per l’appunto, la morte, che è un po’ il leitmotiv di tutti i film di Iñárritu. Questi film sono potenti ed hanno un impatto visivo eccezionale, senza tralasciare l’apporto positivo dato dalla bravura degli interpreti. Tutte e tre le pellicole sono contraddistinte dallo stesso stile registico, anche se si può comunque notare una progressiva maturazione di Iñárritu nell’approccio alla regia. Oltretutto c’è un particolare che accomuna le tre pellicole: l’intreccio delle vite dei protagonisti, che, per un motivo o per un altro, si ritrovano faccia a faccia, accomunati dallo stesso dolore e stesso destino.

Sulla scia di “Babel” arriva “Biutiful”, che tratta sempre il tema della morte, ma in maniera abbastanza differente, anche se con la stessa crudezza e violenza psicologica. Inoltre tratta il tema dell’immigrazione, nello specifico dell’immigrazione clandestina e dello sfruttamento degli immigrati clandestini. La splendida regia, piena di bellissime inquadrature con telecamera a mano, è condita dalla magnifica interpretazione di Javier Bardem, al quale questo ruolo valse il Prix d’interprétation masculine al Festival di Cannes.

 

Javier Bardem in “Biutiful”

 

Con “Birdman – o (L’imprevedibile virtù dell’ignoranza)” Iñárritu raggiunge l’apice della sua carriera, vincendo in un sol colpo il Premio Oscar al miglior film, il Premio Oscar al miglior regista e il Premio Oscar alla migliore sceneggiatura originale. Il film inoltre è condito da una fotografia magistrale, che valse a Emmanuel Lubezki il Premio Oscar alla migliore fotografia. La pellicola ha inoltre ottenuto David di Donatello per il miglior film straniero. Il film parla di un attore cinematografico che, arrivato ad un certo punto della sua carriera, vuole darle una svolta e cercare di reinventarsi entrando di prepotenza nel mondo del teatro. Da qui incontrerà vari ostacoli nel suo cammino, primo tra i quali il suo ‘ego’, rappresentato da Birdman, il supereroe da lui interpretato dal quale non riesce a liberarsene e che cerca di convincerlo a tornare a fare Blockbuster, oltre al fatto che non gode di una situazione familiare ed economica ottimale.

L’ultimo film diretto dal regista messicano è “The Revenant” (film parzialmente ispirato alla vita del cacciatore di pelli Hugh Glass) che valse a Leonardo DiCaprio l’attesissimo Premio Oscar al migliore attore, nonché ad Iñárritu il suo secondo Premio Oscar al miglior regista. Il redivivo Hugh Glass, dopo essere stato abbandonato in fin di vita, cercherà di arrivare a destinazione e di ottenere così la tanto agognata vendetta contro John Fitzgerald, colui che aveva ucciso suo figlio e lo aveva lasciato a morire, rimasto gravemente ferito dopo essere stato aggredito da una femmina di orso grizzly. Iñárritu riesce a mettere in scena alla perfezione gli sforzi fisici e mentali del protagonista, grazie anche al grande lavoro che DiCaprio ha fatto sul suo personaggio. Una delle cose più belle del film è senza ombra di dubbio la fotografia, la quale valse il secondo Premio Oscar alla migliore fotografia a Lubezki.

 

Alejandro González Iñárritu “coccola” i 3 oscar vinti per “Birdman”

 

È giusto ricordare inoltre che Iñárritu ha vinto il Premio Menzione Speciale dell’Accademia nella 90ª edizione della cerimonia degli Oscar (dopo 22 anni dall’ultima assegnazione) per il cortometraggio “Carne y Arena” (2017), un’installazione in realtà virtuale scritta e diretta da Alejandro González Iñárritu, che l’ha pensata e realizzata nell’intento di proiettare «gli spettatori nella dura vita di un immigrato» nell’atto di attraversare il confine tra Messico e Stati Uniti.

 

In tutti i lungometraggi del regista di Città del Messico, a dare man forte alla regia c’è la colonna sonora. La colonna sonora è lo spirito della pellicola. Santaolalla firma le colonne sonore di “Amores perros”, “21 grammi”, “Babel” e “Biutiful”. Il compositore argentino è autore di una musica che stordisce, che penetra l’anima. “Babel” gli valse il Premio Oscar alla migliore colonna sonora. In “Birdman”, sebbene vengano utilizzate alcune composizioni di musica classica, la maggior parte del sottofondo musicale è costituito da ritmiche di sola batteria scritte ed eseguite da Antonio Sánchez. Le sue sono musiche di grande impatto. La colonna sonora di “The Revenant” è stata curata dal musicista giapponese Ryuichi Sakamoto, in collaborazione con il chitarrista e frontman dei The National, Bryce Dessner, e con il compositore tedesco Carsten Nicolai, meglio conosciuto come Alva Noto. Insieme realizzeranno un prodotto davvero molto raffinato e melodioso.

 

Di seguito è riportata una serie di brani estrapolati dalle colonne sonore di alcuni dei film diretti da Iñárritu:

 

Chivo Groove – Gustavo Santaolalla (da “Amores perros”)

Me Van A Matar (Amores Perros) – Julieta Venegas (da “Amores perros”)

September (Shinichi Osawa Remix) – Earth, Wind & Fire (da “Babel”)

Bibo No Aozora – Gustavo Santaolalla (da “Babel”)

Shudder / King of Snake – Underworld (da “Biutiful”)

The Revenant Main Theme – Ryuichi Sakamoto (da “The Revenant”)

 

“Ventuno grammi, il peso di cinque nichelini uno sull’altro.

Il peso di un colibrì, di una barretta di cioccolato.

Quanto valgono ventuno grammi?”

 

 

CURIOSITA’: Alejandro González Iñárritu è stato il primo regista messicano a ricevere una nomination come miglior regista agli Oscar, il secondo a vincerlo dopo Alfonso Cuarón e il primo a vincerne due consecutivamente.