FLOAT è il debut album dei SEAWARDS. Sonorità internazionali, melodie tanto dolci da sembrare amare, come il miele.

copertina del disco FLOAT dei Seawards
copertina del disco FLOAT dei Seawards

A cura di Antonio Serra

Immaginate di uscire dalla stazione di Oneglia e farvi a piedi la strada verso il porto. Avete delle grosse cuffie in testa, camminate a passo svelto. Vi lasciate un palazzone squadrato sulla sinistra e scendete tra portici, giardinetti e caseggiati a punta. La gente vi guarda, non siete del posto e si vede ad occhio nudo. Iniziate a sentire l’odore del mare mentre un signore sulla settantina vi guarda di sbieco. Lui sta sgranocchiando dei confetti, voi siete concentrati sul non perdervi tra le stradine strette del centro.

Una signora bionda spazza il marciapiede davanti al suo negozio. Quasi inciampate nella sua scopa blu, lei fa una smorfia e blatera qualcosa. Voi non sentite, la musica è alta nelle cuffie, perciò continuate a camminare. Sul lungomare c’è un’edicola con accanto due vecchie cabine telefoniche. Ci passate in mezzo, diretti al parapetto. Fate un respiro profondo. La salsedine vi entra in gola.

 

Suoni profondi vi colano dalle orecchie. Chitarre ariose surfano su grandi onde di reverberi. Li chiamate per nome questi riverberi. Si chiamano Francesco. Sono magrissimi, con capelli arruffati, con lo sguardo sognante. I beat sono secchi e diretti. Riempiono lo sfondo, creano un paesaggio: è quello alle vostre spalle, di forme squadrate e reticoli di strade, con palme altissime a fare giusto un poco di ombra. Riuscite a percepire la croccantezza di questi suoni? Li sentite sotto ai denti? Date un morso, così, con decisione…ecco: si spezzano in un colpo, sgranandosi ad ogni movimento della mandibola. La saliva li amalgama e poi ingoiate. Ora arriva il retrogusto, dolce, morbido: è una voce, si chiama Giulia, ha gli occhi grandi e profondi.

Affacciàti al parapetto, con lo sguardo verso il mare, dietro la schiena c’è Zibba che vi dipinge una Imperia elettronica, davanti agli occhi ci sono i Seawards con le loro storie, i loro racconti, le loro onde che si infrangono nel petto. Sonorità internazionali, melodie tanto dolci da sembrare amare, come il miele. Una freschezza che sa di lavanda, come se un alito di vento scendesse fin lì portandone il profumo dai monti a qualche kilometro. Chi sono e come sono arrivati alla pubblicazione di questo primo disco, prodotto da Zibba per la sua Platonica, non è importante che ve lo dica io adesso. In un click c’arrivate da soli, se siete curiosi.

 

Quello che mi interessa è provare a trasmettervi la delicatezza di questo disco, l’ingenuità e la bellezza di testi e melodie. Questi due ragazzi liguri fanno un tipo di musica che in Italia fanno in pochi e che probabilmente li avrebbe già incoronati come rivelazione dell’anno se fossero nati altrove. Sì, dentro ci sentirete un po’ degli XX degli esordi, c’è un gusto per l’ambient minimale, che esce fuori in episodi come Ending Fire per esempio. Ci sono i Daughter che riecheggiano soprattutto nell’acustica (e delicatissima) 17 Beauty. Ma c’è anche tanto tanto altro. C’è il mare agitato, c’è la riviera ligure, ci sono i vent’anni. Ci sono i suoni wobble che danno spessore ai soundscapes.

C’è una produzione perfetta che ha puntato a mettere in risalto le doti di questi due genietti liguri. Il disco è uscito il 14 Dicembre edito da Platonica e Warner Chappel Music France. Distribuito da Believe Distribution. Loro sono i Seawards, il disco si intitola Float. In giro ci sono una manciata di videoclip: alla regia Megan Stancanelli. Ovunque lo trovate in streaming. Dategli un ascolto e sentite un po’ che onde.