QUANDO LA MUSICA INCONTRA LA SETTIMA ARTE – IL REGISTA DEL MESE: Sergio Leone

Rubrica a cura di Vito D’Addesa

Siamo giunti all’ultimo mese dell’anno e si cominciava sentire la mancanza del Bel Paese.

L’Italia, oltre ad essere patria di eccellenze letterarie ed artistiche, è anche il luogo che ha dato i natali ad alcuni tra i più grandi registi di tutti i tempi: di questo particolare gruppo di persone fa parte anche il maestro del western Sergio Leone.

 

Nonostante abbia diretto soltanto 7 film (escluso “Gli ultimi giorni di Pompei” del 1959, nel quale subentrò in un secondo momento a Mario Bonnard alla regia), il suo cinema ha fatto scuola ed è riconosciuto universalmente come uno dei più importanti registi della storia del cinema, particolarmente noto per i suoi film del genere spaghetti-western.

 

Nato a Roma nel 1929, prima di diventare l’immenso regista che tutti oggi conosciamo, ha fatto la gavetta per diversi anni, ricoprendo il ruolo di ‘assistente regista’ e di ‘direttore della seconda unità’ i grandi produzioni hollywoodiane. Nel 1961 esce nelle sale “Il colosso di Rodi” (film appartenente al sottogenere cinematografico dei film storici in costume denominato peplum, o spada e sandalo), il quale è stato il primo e meno conosciuto dei film di Leone come regista accreditato. Tre anni più tardi esce “Per un pugno di dollari”, il quale diede vita a quella che è probabilmente la più famosa trilogia cinematografica della storia del cinema: la Trilogia del dollaro. Con questa trilogia, della quale fanno parte anche “Per qualche dollaro in più” e “Il buono, il brutto e il cattivo”, contribuì a riportare in auge un genere cinematografico quasi morto, costituendo i capisaldi del genere spaghetti-western. Ciò che caratterizza questi lungometraggi è, oltre all’assenza di un eroe (che inoltre introduce un’altra novità, e cioè la mancanza di confini tra il bene e il male che di solito permette di distinguere i protagonisti), l’adozione di primissimi piani, nei quali venivano ripresi in maniera ravvicinata soltanto gli occhi, facendo percepire allo spettatore le stesse emozioni provate dal personaggio soggetto dell’inquadratura. Caratteristici cono anche i duelli, in particolar modo il triello finale ne “Il buono, il brutto e il cattivo” tra Biondo, Tuco e Sentenza: questa scena è considerata tra le più belle sequenze di sempre ed è tutt’oggi di un livello inarrivabile.

 

Triello finale (“Il buono, il brutto e il cattivo”)

 

Alla Trilogia del dollaro, segue la cosiddetta Trilogia del tempo, della quale fanno parti “C’era una volta il West”, “Giù la testa” e “C’era una volta il America”: il primo appartiene al genere western; il secondo ne rappresenta un primo distacco, essendo ambientato all’epoca della rivoluzione messicana del 1913; mentre il terzo è un gangster movie, del quale ne riscrisse le regole. Ovviamente punto di incrocio delle tre pellicole è la tematica che dà il nome alla trilogia: il tempo. Questi tre film, specialmente “C’era una volta in America”, hanno alla loro origine il tempo con la sua vertigine (così dice Morandini nel suo dizionario dei film) e si svolgono in un’epoca dilatata, generando di conseguenza una notevolissima durata della pellicola: rispettivamente 165 minuti, 151 minuti e 229 minuti. Questa trilogia presenta tutti i pregi della prima trilogia di Leone e, inoltre, ne rappresenta un’evoluzione dal punto di vista registico, dovuta alla notevole maturazione del regista nel corno degli anni.

“C’era una volta in America”, che arriverà soltanto 13 anni dopo “Giù la testa”, è frutto di una ossessiva ricerca della trama perfetta, culminata quando il regista lesse il romanzo The Hoods di Harry Grey, dal quale rimase molto colpito e ne prese ispirazione per il suo film. “C’era una volta in America”, dall’alto della sua enorme durata, viene considerato unanimemente il capolavoro di Sergio Leone e, in generale, uno dei film più belli della storia del cinema.

 

La gang di Noodles poco prima d’imbattersi in Bugsy (“C’era una volta in America”)

 

Sia nella Trilogia del dollaro che nella Trilogia del tempo Leone affidò le colonne sonore ad Ennio Morricone (che scoprì essere stato suo compagno di classe alle elementari). Le sue musiche innovative hanno contribuito a rendere memorabili queste pellicole; probabilmente non parleremo così bene di questi film se Leone non avesse scelto questo compositore dalle doti innaturali. Ogni singola nota è poesia. Le musiche del maestro romano fungono da perfetto accompagnamento a tutte le sequenze dei film in questione: riescono a dare una maggior empatia alle scene più cruente, a creare la tensione perfetta nei momenti cruciali, a rilassare nei momenti di calma e a farti avvertire l’arrivo della tempesta in seguito ad essa.

All’inizio Sergio Leone era restio nell’assegnare la colonna sonora di “Per un pugno di dollari” a Morricone, ma alla fine cedette e fece una delle scelte migliori della sua carriera cinematografica.

Sergio Leone insieme ad Ennio Morricone

 

Nei precedenti articoli, riguardanti altri registi, vi era stata proposta una lista di canzoni tratte dalle colonne sonore del regista stesso. Nei film di Sergio Leone è quantomeno complicato stilare una playlist di brani tratti dalle colonne sonore: ciò è insito nel fatto che bisognerebbe stilare una playlist contenente tutti i titoli di tutte le colonne sonore realizzate dal maestro per il regista suo compaesano… Pertanto il consiglio è questo: guardatevi tutta la filmografia di Leone ed ascoltate con attenzione ogni singola canzone.

 

CURIOSITA’: Il regista avrebbe voluto chiamare il suo sesto lungometraggio “Giù la testa coglione”, frase pronunciata più volte da Mallory (uno dei personaggi principali del film), ma il titolo venne censurato.

 

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