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Let’s Festival 2018 – Cosa è successo nella due giorni toscana (report e foto)

A cura di Betty Matis Bryce

Sabato 1 e domenica 2 Settembre si è svolta, presso l’Orto di San Matteo di Castelfranco di Sotto (PI) la prima edizione del Let’s Festival due giorni di arte, musica e cibo a cura dell’ associazione giovanile Ass. Ediati con il patrocinio del comune di Castelfranco di Sotto.

Buttando un occhio alla programmazione i più esigenti potrebbero catalogare il tutto come evento minore e andare oltre, per questa ragione mi sembra doveroso soffermarmi a spiegare i motivi che a mio umilissimo avviso rendono speciale quella che nasce come piccola manifestazione di paese.

Non si può dire che sul suolo etrusco manchino i festival, e questo 2018 non può che confermarlo: nei mesi scorsi infatti pietre miliari della musica internazionale hanno calcato i palcoscenici di mezza Toscana: da Roger Waters a Ringo Starr, passando per Nick Cave, Lenny Kravitz, Mark Lanegan, Steve Hackett, Einstürzende Neubauten e molti altri.

Lucca Summer Festival, Pistoia Blues  e Firenze Rocks, ma anche realtà meno longeve e affermate come Settembre, Prato è Spettacolo, Beat Festival (Empoli)  e Metarock (Pisa), sono balzate agli onori della cronaca grazie alla presenza di artisti più che affermati, diverso invece è il discorso per tutto ciò che riguarda contesti ridotti, dove è necessario interfacciarsi con tutta una serie di aspetti che non vertono prettamente su quelli musicali o imprenditoriali.

Non potendo per ovvie ragioni avere chiara la situazione di tutto il territorio mi limiterò ad esternare qualche considerazione a proposito del circondario, questo spazio a tratti dimenticato da Dio a cavallo tra la provincia pisana e fiorentina.

Fino allo scorso anno erano due gli eventi di aggregazione principali atti a sancire ufficialmente l’ inizio dell’ estate: il Reality Bites Festival, organizzato in concomitanza alla storica “Sagra della Zuppa” di Massarella e il Marea Festival, entrambi a Fucecchio (Fi).

Se il primo anche quest’ anno, ha confermato le capacità e la visione degli organizzatori, con una programmazione variegata in grado di offrire al pubblico sia nomi blasonati che talentuosi artisti locali, non possiamo dire altrettanto per il fu Marea Festival, che in sordina ha chiuso i battenti, lasciando solo un flebile e doloroso ricordo di quelle che sono state le precedenti 23 edizioni.

Reputo necessario, a questo punto, fare una doverosa precisazione e spezzare una lancia nei confronti del Marea.

Tutti gli eventi da me citati hanno alle spalle dei veri e propri esperti nel settore, diverso è il discorso per la defunta realtà fucecchiese: nata come progetto delle politiche giovanili alla fine degli anni novanta, ha potuto continuare il suo operato per oltre un ventennio grazie al contributo volontario di giovani e associazioni che si sono susseguiti nel tempo, fino a ritrovarsi a fare i conti con qualcosa che, così come era stata concepita, non poteva più funzionare.

Il problema del Marea Festival, probabilmente, è stato quello di di non aver potuto fare affidamento ad altri tipi di introiti che non fossero quelli pubblici, ergo la disfatta era facilmente prevedibile: quando la crisi implica sostanziali tagli in vari settori, primo su tutti la cultura, quando l’ affluenza nel mondo del volontariato continua a scemare, quando le responsabilità sono di pochi ma la voce in capitolo di molti, e soprattutto quando le parti in causa non operano con le stesse finalità non si può che andare incontro alla fine.

E questo di fatto è stato.

Dopo questa doverosa premessa è il momento di entrare nel vivo, della questione, e parlare del Let’s Festival, collegandomi proprio all’ aspetto dell’ associazionismo che sta alla base di questa nuova realtà.

Inizierò dalla locazione geografica: Castelfranco di Sotto, provincia di Pisa.

Un comune di circa tredicimila abitanti, un tempo cinto da mura possenti con sedici torri (e che conserva ancora la tipica struttura castrese romana), che ha vissuto, tra gli anni ‘70 e gli inizi degli anni 2000 una sostanziale crescita economica grazie all’ ampliamento della zona industriale, prevalentemente nel settore conciario. Vivendo in un mondo in continua evoluzione certe cose cambiano, e con loro anche tutte le certezze su cui si era fatto affidamento. A questo punto si potrebbe parlare di crisi, di cattive gestioni, di politicanti corrotti, di cittadini inermi, di egoismo che incalza. Si potrebbero elencare un sacco di dinamiche e trovare una correlazione tra tutte, ma mi limiterò a far luce su quello che Castelfranco di Sotto è oggi: un paese dormitorio abbandonato a sé stesso con un centro storico fetido e degradato dalla manutenzione quasi inesistente e tutta un’ altra serie di problematiche che i castelfranchesi stessi, soprattutto quelli che dei tempi di sfarzo hanno memoria, potrebbero elencare meglio di me.

E’ dunque in questo scenario che può essere descritto solo come “deprimente”, che nascono gli Ass. Ediati, il cui nome pensato per richiamare l’idea del Castello e la tradizione dei seggiolai (precedente a quella conciaria, nda), porta già in sé il radicato attaccamento alle proprie origini e lascia scappare un sorriso per il suo intrinseco significato.

L’ associazione giovanile apolitica, il cui presidente è Davide Banchini, è formata da un gruppo di ventenni dalle idee molto chiare: Francesco Altini, Gabriele Cavallini, Letizia Vanni, Tommaso Capecchi, Lisa Forte, Lorenzo Agnoletti e Maria Virginia Benvenuti, hanno creato prima di tutto una squadra che fosse funzionale e nella quale tutti avessero le proprie mansioni, nel rispetto delle competenze di ognuno; dall’ arte alla musica passando per grafica, pubblicità, logistica e promozione: non dei ragazzini allo sbaraglio dunque, ma un vero e proprio team operativo consapevole di tutto quello che l’ organizzazione di un evento implica.

Oltre all’ attuale amministrazione, che ha deciso di finanziare parte del progetto, buona parte delle attività locali hanno contribuito a loro volta, dimostrando forte entusiasmo e dando fiducia a questi temerari che di fatto sono stati in grado non solo di soddisfare, ma addirittura di superare le aspettative, riqualificando un’ area, quella dell’ Orto di San Matteo, sempre più isolata e degradata a causa di politiche approssimative e inefficienti, e regalando alla popolazione la voglia di tornare a godere dei propri spazi.

Seppur in realtà altre associazioni locali abbiano negli anni continuato ad impegnarsi quotidianamente per fare in modo che il paese continuasse a vivere, a causa di una scarsa apertura alle novità e un’ esperienza circoscritta che purtroppo va a ledere tutti i buoni intenti, si è arrivati ad un inesorabile declino , portando in alcuni casi gli esponenti delle stesse a riversare le proprie lecite frustrazioni nei confronti delle istituzioni locali o, peggio ancora, nei confronti dei compaesani o di altre realtà associative, scatenando così delle vere e proprie guerre tra “poveri” che nell’ ultimo decennio hanno trovato terreno fertile anche (e soprattutto) sui social network, luoghi di perdizione in cui, anche nel caso del Let’s Festival, si è letto di tutto e di più.

Per quanto io da una parte io concordi con il il detto “nel bene e nel male basta che se ne parli”, dall’ altra posso solo immaginare quanto certi sterili infantilismi possano essere risultati sgradevoli per questi ragazzi, che a titolo prettamente gratuito, hanno deciso di impegnare anima e corpo per dimostrare che la nuova tanto criticata generazione non necessariamente è alienata e perduta.

Mettendo dunque da parte sorvolabili sparate di assessori petulanti, forse più interessati a portare avanti battaglie personali che quelle in corso, e sorvolando anche sulla bagarre che ne è scaturita tra analfabetismo funzionale, populismi di vario ordine e attacchi politici che in previsione delle prossime elezioni erano più che prevedibili, possiamo lasciare su Facebook quel che di fatto è nato -e fortunatamente morto- là, e far luce su quello che effettivamente è stato.

Due giorni di arte, musica e cibo.

Una manciata di coloratissimi trucks con cibi provenienti da varie zone d’ Italia, come in molti altri festival si trovano, ma che nel contesto castelfranchese risultavano ancora più sgargianti e accattivanti.

E poi ancora, esposizioni fotografiche e pittoriche di artisti del circondario, improvvisazioni teatrali, un palco che ha ospitato per le due giornate 8 band e 2 dj-set, per una grande varietà di stili: dal rock di 3 Years e Boxes (vere e proprie rivelazioni del festival), al folk scanzonato e travolgente de Gli Animali di Plastica, passando anche dal rap di Arnese e Sciabola (quest’ ultimo ritrovato successivamente anche sul palco del Metarock di Pisa, in apertura a Noyz Narcos): giovanissimi di zona con un loro percorso e un loro seguito, molti dei quali con dischi auto prodotti in procinto di essere presentati al pubblico, tutti volenterosi di dimostrare sia le loro capacità, che la voglia di emergere e di trovare il proprio posto nel mondo.

Gli Ass. Ediati sono stati capaci di prendere spunto da qualcosa di esistente e riproporlo a casa propria, regalando a generazioni ed etnie estremamente diverse tra loro non solo due giorni di festa, ma la gioia del ritrovarsi, del socializzare, del condividere, del divertirsi e del sorridere: semplicemente dello stare insieme, ed esattamente come dicevo all’ inizio, mai come in questo momento storico e sociale tutto ciò era necessario.

Sembra a questo punto che tutto sia stato pressoché perfetto: ovviamente non è così. Alcune piccole lacune dettate prettamente dall’ inesperienza erano evidenti, ma nulla che meriti menzione qua sopra.

Ai ragazzi rinnovo i miei più sentiti complimenti, con l’ augurio che questa frizzante edizione che nemmeno il maltempo è stato in grado di scalfire, non sia che la prima di una lunghissima serie.

Per altri eventuali corrucciati in lettura invece, mi sovvengono solo le parole di Gaber, ed è con queste che mi sento di concludere:

Non insegnate ai bambini, non insegnate la vostra morale, è così stanca e malata, potrebbe far male

Di seguito tutti i nomi di artisti e musicisti del Let’s Festival

Day 1 
Wordplan
Guys in Geopardy
Corporain
Arnese
Boxes

Dj Luciani Giuganto//DjLost in Basses

Day2
Canvas
DreaBB
Animali di Plastica
Sciabola
3 Years

Boheme Dj (jump)

 

 

 

 

 

 

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