RECENSIONI

Ultraworld. – La recensione di “No Sounds Are Out of Bounds”, il nuovo album dei The Orb

Recensione a cura di Giuseppe Visco

The Orb non ha bisogno di presentazioni: il progetto, formato attualmente da Alex Paterson (unico membro permanente nel corso degli anni) e Thomas Fehlman, ha cambiato spesso i suoi componenti. 
Il gruppo inglese è stato definito come “i Pink Floyd degli anni novanta”.
Sono una delle pietre miliari nel campo della musica ambient house.
Hanno sperimentato nel corso della loro lunga carriera, attivi dal 1988, sonorità svariate: acid, trip-hop, drum and bass, dub. L’influenza della techno tedesca è anche visibile.

Uscito per la Cooking Vinyl/Edel il 22 giugno, ‘No Sounds Are Out Of Bounds’ suggerisce già nel titolo, la “lettura” dell’album: un nuovo approccio alla libertà, alla creatività.

E’ un album differente a quelli ai quali ci avevano abituati i The Orb, il numero delle voci presenti è decisamente maggiore rispetto ai precedenti, così come il numero dei musicisti. Proprio questa caratteristica lo differenzia dallo stile “tedesco”, avvicinandolo molto di più allo stampo inglese.
Per rimanere in tema britannico, la traccia “I Wish I Had A Pretty Dog” rimarca il tipico humor inglese di Paterson, il quale sopra un ritmo “animalesco” pone archi, voci frantumate, alti e bassi che si scontrano.

Una produzione differente dal solito che, senza ombra di dubbio, non tradisce le alte aspettative che il pubblico aveva.

 

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