RECENSIONI, SENZA CATEGORIA

Beatrice Antolini – L’AB

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Beatrice Antolini - L'AB

a cura di Antonio Serra

 

La carriera musicale di Beatrice Antolini parte da quando a tre anni inizia a suonare il pianoforte. All’epoca era così indie che la conoscevano soltanto i parenti più stretti, tuttavia si era già creata un folto seguito di fan accaniti. Da allora la sua crescita musicale non si è mai arrestata, tanto che quando la polistrumentista maceratese esordisce con il suo primo album, nel 2006, fa subito il botto e l’intero underground italico parla di lei. Io c’ero e me lo ricordo, era quasi fastidioso sentirne parlare continuamente.

 

 

L’AB è il suo sesto lavoro in studio e quella crescita, soprattutto stilistica e sonora, continua a correre veloce. Uscito il 16 Febbraio, l’ultima fatica di Beatrice Antolini è uno schiaffo di femminilità, a cominciare dalla copertina. Beatrice lo scrive, arrangia, suona, produce, registra, mixa da sé per intero, poi lo fa uscire per l’etichetta indipendente più figa dell’Italia degli ultimi 20 anni, La Tempesta, e lo fa anticipare da due singoli che spaccano i culi. Contemporanei, nel loro essere retrò, ed allo stesso tempo dalle strutture armoniche e ritmiche che strizzano l’occhio all’avanguardia.

Second Life è un gioiello pop che prende i Beatles e li serve per cena a Lil Wayne mentre lei prende appunti e ci canta sopra con una voce che risveglierebbe i sensi anche a Mattarella. Forgot To Be è una hit post-punk-wave che afferra con decisione la tradizione italica del genere, che vide i Krisma tra i massimi interpreti, e la declina con un piglio newyorkese da fare invidia a St Vincent.

 

 

Il resto del disco è pieno di ritmo e groove, elettronica e melodie spezzate da sample in loop. Il pianoforte è sempre a fuoco insieme alla voce della (bellissima, diciamocelo!) musicista, poi ci sono fiumi di synth e drum machine vintagissime ma di una pulizia sonora che quasi non si ci crede.

La nota stampa recita testualmente: “L’AB è un disco in cui si fondono spirito e scienza, sperimentazione e sacralità. L’AB è un concept album che parla dell’attuale periodo storico nel quale tutti viviamo. Non è una critica, ma piuttosto una lucida e spietata analisi delle nuove meccanicità e dinamiche umane, scandagliandone vizi e peccati. Non uno sguardo dall’alto da chi ne è estraneo o non coinvolto ma una visione (più o meno consapevole) dall’interno, da chi ci nuota dentro… a volte standoci male a volte sguazzandoci. L’AB è un laboratorio chimico di reazioni fisiche a sensazioni che provengono dall’esterno… ma è anche la sua controparte, ovvero ma una fusione alchemica di miglioramento di sé dall’interno verso l’esterno. L’AB è Beatrice Antolini.”

Al di là delle considerazioni esegetiche, che saranno anche belle, sicuramente, ma poi quello che conta è il prodotto che ne viene fuori, no? Ecco, questa ragazza qui, amici, ha fatto tutto da sola sfornando un prodotto dalla qualità impressionante. Non c’è nulla da dire se non ammettere che Beatrice Antolini è una che ne sa a pacchi ed è brava brava brava.

Un ritorno che lascia a bocca aperta, un disco di cui si parlerà a lungo e che forse a furia di sentirne parlare diventerà ancora più noioso di quel Big Saloon d’esordio! Però non fatevelo scappare ora ch’è appena uscito, sarete i primi a diffondere il verbo di questa bomba sonora di inizio 2018. Dai, trovateci voi un vero difetto se ne siete capaci.