RECENSIONI

Felpa – Tregua

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Felpa - Tregua

a cura di Antonio Serra

 

Suoni dagli occhi bassi, a guardarsi la punta dei piedi, permeano il disco di Felpa. Tregua è un racconto di Daniele Carretti scandito in otto brani che partono dallo Svegliarsi fino al tornare a Dormire. Un disco che l’ex Offlaga Disco Pax considera la chiusura di una trilogia sui rapporti umani. Un disco nel quale Carretti suona tutto da solo, lanciando scintille di chitarre ultra riverberate, come si conviene, unite a quegli arpeggiatori sfacciati che imprimono sul progetto un marchio wave grande quanto una casa.

Se vogliamo fare il gioco dei rimandi qui si vince facile, ché a cominciare dagli Slowdive ed i Mogwai per finire ai Beach House ed XX, senza tralasciare gli immancabili Smiths e tutto il post-rock come il synth-pop ’80, di “ricordi“ ce ne sono a iosa. Ma non dimentichiamoci che Carretti era, insieme al compianto Enrico Fontanelli, l’anima sonora degli ODP che di quel piglio da prima della caduta del muro di Berlino ne hanno fatto un vessillo.

 

 

Sfido chiunque di voi a non immaginare la voce di Collini declamare storie di provincia sopra questi strumentali. Ci starebbe alla grande, anche perché probabilmente è proprio il cantato monotòno l’unico punto debole del disco. Collini, così come gli Offlaga, sono una presenza ingombrante, me ne rendo conto, tuttavia Tregua è un disco compiuto ed assolutamente ben fatto. L’ispirazione a Carretti non manca di certo, come non gli manca affatto la capacità di piegare gli strumenti al suo volere.

Qua c’è esperienza amici, c’è l’analogico, ci sono potenziometri da ruotare e filtri da settare a mano, non è un plug-in di Ableton, non è un suono di plastica. C’è del lo-fi genuino, ci sono transistor che bucano la soglia e condensatori che scaricano, ci sono cavi jack che veicolano segnali elettrici che riscaldano valvole in saturazione.

Felpa è un concentrato di tutta la musica che vi piace e che considerate, oggi, mitologica. E’ un concentrato, però, estremamente personale, intimo, scritto, composto e suonato da un cantautore moderno e sofferente ed impacciato, come sono tutti i cantautori. Tregua poteva essere di più, è ovvio: poteva essere cantato diversamente, registrato in maniera più pulita, poteva avere un paio di brani che ti restano davvero impressi, da cantare sotto la doccia, poteva anche essere un pelino più lungo. Ma che fine avrebbe fatto l’immediatezza? Dove sarebbe andata a finire l’urgenza di questi brani? Se non lo avete capito questo è il concetto sotteso al termine Punk, quand’anche Post.