RECENSIONI

La Notte – Volevo Fare Bene

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La Notte - Volevo Fare Bene copertina

a cura di Antonio Serra

 

Prima di tutto due informazioni, doverose, sulla storia della band prima di questo disco. La Notte è un quintetto toscano che nel 2015 ha dato alle stampe il suo disco d’esordio sotto l’ala protettrice di Karim Qqru (che per chi non lo conoscesse è il batterista degli Zen Circus). L’anno successivo sono stati in lizza per il Premio Tenco come miglior esordio. A Gennaio 2018 è uscito la loro seconda fatica, questo Volevo Fare Bene sotto etichetta Woodworm, anticipata da tre singoli snocciolati sul finale del 2017. 

 

 

 

Veniamo al presente. Poco più che ventenni, i ragazzi guidati da Yuri Salihi, il quale impersona il ruolo di frontman e chitarrista, costruiscono dieci tracce che si incastrano alla perfezione nel panorama contemporaneo dell’indie-pop (se a qualcosa possono ancora servire definizioni del genere). Gli echi all’interno del disco sono molti e vanno da Motta a Cosmo a Bianco a Calcutta fino all’immancabile Dario Brunori. Sono ricordi nascosti dentro a passaggi melodici, scelte armoniche, arrangiamenti ammiccanti, che però non hanno quel retrogusto di già sentito che vi aspettereste; al contrario si percepisce distintamente la freschezza della proposta varia e sfaccettata. La Notte sanno frullare bene le diverse ispirazioni per poi dar vita a qualcosa di diverso, personale, interessante. C’è una attenzione notevole ai testi che pur mantenendo un taglio attuale non sfociano nella banalità di certe frasi che sembrano prese dalle scritte sgrammaticate sui muri.

Questi brani hanno decisamente tutte le carte in regola per diventare tormentoni messi in loop dentro a stanze universitarie. Parlano di rapporti inafferrabili, di serate passate a guardare serie TV, di feste a cui non andare ed amori da non vivere. Parlano del tempo che passa senza farsene accorgere, del cercare una propria dimensione all’interno di un mondo troppo più grande. 

Un flusso di parole e pensieri che si intrecciano condite con genuina e smaliziata fiducia nel futuro prima che nel presente. Parole che non raccontano di storie, di politica o di società. Non danno risposte di nessun tipo ma parlano della quotidianità. Un disco giovane, fresco, odoroso di margherite penzolanti dalle labbra. Una prova di forza che dà speranza alla scena musicale italiana. Oltre Instagram c’è di più.