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MEI 2017 : Intervista a Giordano Sangiorgi

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Photo Credits: Roberto Ricciuti

 

Intervista a cura di Simona Luchini

Torna a Faenza il MEI – Meeting delle Etichette indipendenti alla ventitreesima edizione: una tre giorni per capire gli orientamenti della nuova scena indipendente italiana.

Tre giorni di musica con oltre duecento artisti su oltre dieci palchi, il Forum del Giornalismo musicale, numerosi incontri, workshop tra esperti di settore,mostre, la prima edizione di #IndependentPOETRY. 

Ne abbiamo parlato con Giordano Sangiorgi, patron del MEI

Quali sono le novitĂ  piĂą importanti di questa nuova edizione del MEI?

Una nuova immagine e una nuova comunicazione coordinata curate dalla Done di Roma prima di tutto. E poi tanto spazio ai giovani emergenti.

Cos’era per Lei il MEI quando venne creato e cosa rappresenta ora, a distanza di tanti anni?

Il MEI e’ stato un punto di riferimento per la scena indipendente della meta’ degli Anni Novanta che e’ riuscita a conquistare il mercato , oggi è una delle piu’ importanti piattaforme di scouting di artisti della nuova scena emergente.

Da tanti anni come MEI seguite direttamente cosa accade sulla scena italiana indipendente, può farci un quadro?

E’ un quadro complesso e pieno di sfumature. Certamente stiamo assistendo a una mutazione in questa fase: artistica, molti artisti indipendenti stanno ottenendo grandi successi nel mainstream e c’è un vero e proprio boom della trap tra le giovani generazioni mentre si stanno affermando parecchi nuovi cantautori di grande rilievo e interesse. Dal punto di vista produttivo il mercato sara’ sempre piu’ social e quindi sara’ indispensabile attrezzarsi al meglio sia singolarmente che con battaglie associative ocme indipendenti per ottenere piu’ risorse dai monopolisti mondiali della distribuzione che pagano cifre irrisorie se non nulle alla filiera artistica e produttiva per avere piu’ risorse da investire nella creativita’ musicale.

Un mercato musicale che sembra in crisi, ma in realta’ e’ in continuo fermento… Secondo Lei anche il concetto di musica indipendente è cambiato nell’ultimo decennio?

Certamente: oggi musica indipendente e’ oramai la musica di un singolo paese visto che le multinazionali piano piano dismeterranno ogni investimento nazionale che rende poco per fare solo investimenti su artisti capaci di vendere a livello internazionale. Le produzioni indipendenti sono indispensabili per tenere in vita il mercato nazionale così come e’ indispensabile tenere sul mercato nazionale il recupero dei diritti e le piattaforme di distribuzione e diffusione come i grandi media.

Il MEI rappresenta una vetrina unica per la musica emergente. Cosa puo’ offrire a un musicista?

Un’esperienza totale e unica che difficilmente puo’ fare da altre parti tra incontri, workshop , convegni, live e tantissimo altro. Certo è una formula unica ideata vent’anni fa che si e’ rivelata vincente e che molti hanno “copiato” giustamente ma ceh permette di far sì che sia un festival dove si realizzano anche moltissime cose dietro le quinte piu’ che sui palchi, visto le relazioni che in questi tre giorni si possono tessere.

Quali sono le soddisfazioni maggiori che Giordano Sangiorgi ha collezionato come Patron della manifestazione?

Tantissime, ma due meritano di essere segnalate: la prima e’ quella di avere creato un evento nazionale in una piccola citta’ con pochissimi euro e dall’altro quello di avere contribuito a sdoganare la musica indipendente dalla nicchia. Diciamo, una piccola pagina della storia della musica l’abbiamo scritta a Faenza, non e’ poco.

 

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