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I Diaframma: Federico Fiumani, i rave e la musica in macchina

Intervista a cura di Beatrice Dusi

Qui sotto l’intervista ai Diaframma, Federico Fiumani ci ha dedicato un po’ del suo tempo rispondendoci ad alcune domande che sono scaturite dalla mia curiosità, dall’ascolto della loro musica e dal loro essere uno dei gruppi di riferimento della New Wave italiana.

Loro saranno in concerto il prossimo 28 luglio al Festival Camignonissima, una splendida occasione per poter ascoltare apprezzare ancora una volta la loro musica!
Ecco cosa mi ha raccontato:

Ciao a tutti, come state? come sta andando questo tour?

Accaldati, non siamo in tour, abbiamo un pò di date sparse.

 

Vorrei partire dal vostro pubblico, quanto è per voi è significante avere un seguito così eterogeneo,di età, ma anche persone che vi seguono da molti anni e invece persone che arrivano ad un vostro concerto per la prima volta?

Direi che è fondamentale, questo mestiere lo puoi fare solo se hai successo, piccolo o grande che sia.

 

L’altro giorno stavo ascoltando Elena e quando ho sentito quei bellissimi versi “Incrociando rotaie, seduto su vagoni deserti ho guardato il presente solcare il passato fermandomi al vetro” … mi è venuta una domanda da chiedervi. Cos’è che vi ispirava quando avete iniziato a suonare e cosa invece, se è cambiato, quello che più vi ispira adesso?

C’era una realtà completamente diversa allora e, a livello personale, un modo di interagire con essa altrettanto diverso. Avevo molto la testa tra le nuvole, allora, e per scrivere canzoni non è detto che sia un male. All’ epoca il futuro era un’ astrazione, avevo di fronte a me orizzonti vaghi e sconfinati. Ero felice e triste allo stesso tempo, cambiavo d’umore molto velocemente, ero instabile. Ero felicissimo di suonare, di avere un gruppo di persone amiche con cui condividere questa passione.
Tutto il resto non mi piaceva. Adesso il futuro si è ristretto, ma per molto versi le cose vanno meglio. Un successo decisamente maggiore, per esempio, molti concerti e il vivere della mia musica. Ho realizzato il mio sogno.

 

Photo Credits: Sonia Golemme

 

Cosa differenza secondo voi un gruppo che si è formato negli anni ‘80 e un gruppo che si forma adesso, nel senso oltre al contesto storico sociale c’è una visione un po’ più materialistica del creare musica?

Non saprei, non sono nella testa degli altri gruppi. Direi che ognuno fa storia a sè. E comunque la visione materialistica della musica c’era molto anche prima.

 

Forse siete su lunghezze d’onda diverse, ma ho recentemente ho letto un’intervista a Jerry Garcia che diceva che alla domanda se secondo lui ascolteranno la sua musica in futuro lui risposte “la musica è un continuo evolversi”. Credete sia così?

Sono d’accordo, la tecnologia ha cambiato tantissimo il modo di concepire la musica, e anche di fruirla. Si è persa. secondo me, la dimensione "sacrale" dell’ascolto, oggi l’ascoltatore è molto più distratto, a causa dell’infinita offerta gratuita di musica.

 

Un luogo come l’Hacieda,di Manchester quanto potrebbe avere successo ora, che principalmente si sostenne con la Factory Records e i New Order? Siamo in un periodo, secondo me, un po’ confusionario rispetto il panorama musicale, un locale che propone musica diciamo “solo” per un pubblico di una determinata scena?

La storia dell’Hacienda, per quanto ne so, venne determinata dallo stato mentale sia dei gestori che di quelli che ci andavano, erano tutti fuori di testa come cucuzze. La gente comunque ha un grande bisogno di ballare, i Rave sono come delle messe dove si cerca di perdere la propria identità per cercare di congiungersi con l’assoluto, con una dimensione superiore, di raggiungere il Nirvana.

 

Una domanda che mi piace fare durante le mie interviste è : qual è il luogo che preferite in assoluto dove ascoltare musica, in vinile, in cd, in cassetta..?
A casa, ma non tanto spesso come facevo da giovane. Adesso molto in macchina, quando andiamo a suonare.

 

Grazie per la vostra musica, grazie per Siberia, grazie per le ore passate insieme alla vostra musica.
Grazie a te, Beatrice.

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