Di cosa parliamo quando parliamo di musica – la nuova presunta carriera di Levante

Via @levanteofficial

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Non sono solita scrivere articoli. Anzi, a dirla tutta non ho la minima idea di come scriverne uno, e, ogni qualvolta abbia provato, ho seriamente pensato di essere affetta da qualche forma di disgrafia che non mi permettesse di articolare i miei pensieri su un prodotto di qualsiasi tipo.

Premesso ciò potrei non essere la persona adatta a scrivere ciò che sto scrivendo, ovvero una sottospecie di recensione a una recensione, soprattutto considerando che la seconda premessa riguarda il mio fastidio generale per la musica cosiddetta indie italiana e nello specifico per i cantautori della levatura di Levante: una degli (a essere onesti pochi) esponenti femminili della scena cantautorale italiana di nuova generazione che abbia avuto un così grande successo.
Ecco, per me tra la sua Alfonso e Gaetano di Calcutta sta la morte – annunciata da tempo – del moderno cantautorato italiano e  forse un giorno vi scriverò di questo, quando pensieri e parole si allineeranno su un pezzo di carta, ma non oggi.

Oggi volevo solo specificare di non essere una fan di Levante né un asso nello scrivere articoli, e nonostante questo mi sento di parlare di lei e di un articolo uscito pochi giorni fa su un noto quotidiano. L’articolo suggerisce, con una nota di livore degna della band di quartiere scartata per le selezioni del primo maggio, a Claudia Lagona, in arte Levante, di abbandonare la carriera di cantautrice e dedicarsi alla più proficua attività di influencer

Un modo moderno di dirle “datti all’ippica”; un modo tutto sommato simpatico e assolutamente legittimo, se non fosse stato farcito da implicazioni misogine e sessiste. L’articolo si snoda tra commenti sul suo stomaco tonico e sul suo viso fotogenico, laddove in un mondo creato su misura dagli uomini e dagli uomini dominato, si cerca di screditare una delle poche donne che ce l’ha fatta. E nel farlo non ci si limita a recensire musica e album, come farebbe un critico, ma la si tenta di ridurre a faccino fotogenico, ospitate in albergo e scarpe nuove.

Non una stroncatura musicale, insomma, ma un vero e proprio giudizio sul suo stile di vita, considerato probabilmente non consono alla vita di una cantautrice.
Visione non solo anacronistica nell’avellere il mondo della musica – maschile e femminile che sia – dalle operazioni di marketing, ma anche sminuente sul ruolo che la donna può avere nel panorama musicale italiano. Al momento, un ruolo assolutamente privo di spessore, come dimostra il fatto che – esclusa Levante – le ultime donne che hanno raggiunto un certo tipo di successo sono uscite – ormai parecchi anni fa – da talent shows.

In Italia, quello che vogliono dirci, è che non esiste spazio per le donne; che la tua credibilità nel campo in quanto tale – e non in quanto assenza di talento – è pari a quella di un’indossatrice di alta moda che non ha mai imparato a leggere uno spartito piazzata sul palco del Rock in Roma come futura promessa del pop italiano.
Quello che sembra continuino a dirci è che la donna, per essere credibile come cantautrice, debba spogliarsi della propria umanità, delle proprie passioni e anche a volte della propria femminilità. Una cantautrice non è cantautrice non perché priva di talento, ma troppo mondana; una cantautrice non è cantautrice se si concentra più sull’estetica che sulla etica, per così dire -come se a queste fosse impossibile coesistere; una cantautrice non può essere fotogenica altrimenti non è degna di essere una cantautrice. 

Levante dalla musica grigia e i colori forti dovrebbe stare zitta e mostrare solo la sua faccia. Come per dire che se sei donna e vuoi avere successo, meglio che diventi Chiara Ferragni, che la moda e le marchette sono il tuo posto, la musica è roba da veri uomini: per esempio quelli delle vacanze a Cortina o in barca, Pasquetta nella gigante villa fuori città, e delle instagram stories per mostrare l’agiatezza della loro vita.
Nessuno si è mai sognato di dire a Tommaso Paradiso “stai zitto e vai a fare l’influencer”.
Tanto meno il signor Monina.

 

 

NB: Se siete curiosi di vedere il profilo instagram di Levante, lo potete trovare QUI. Per l’articolo a cui faccio riferimento, QUI.