Metti i Tre Allegri Ragazzi Morti una sera d’inizio estate…

Il caldo a Luglio è normale. Per chi non ha mai visitato la Calabria, Cosenza e Rende sono situate in una “conca” (una stretta valle tra i monti). Quindi? Quindi fa caldo e umido, molto caldo e molto umido.

Siamo al settimo appuntamento del Be-Alternative Festival, nello Stadio Lorenzon di Rende. Siamo a Luglio e suonano Tre (Allegri) Ragazzi (Morti) di Pordenone. L’appuntamento per l’apertura dei cancelli è alle 19:00. Iniziano con la solita flemma meridionale le code, «tanto il concerto è segnato alle otto, ma prima delle nove non iniziano. Sicuro!»

La serata viene aperta dalle band locali. Ora se per band locali vi venissero in mente quelle cover band impossibili del liceo – ecco dimenticatele! La selezione è stata raffinata e di qualità, come solo gli organizzatori sanno fare, per cui si prendano il merito la Be-Alternative Eventi, la Mk Live e la Piano B – Eventi e Produzioni.

Il sole è ancora caldo, ma sopportabile e il verde del campo dello stadio rende l’atmosfera lievemente bucolica. L’affluenza non è molto alta ma costante fino al concerto dei TARM.

Aprono la serata i McKenzie, un trio formato in Calabria nel 2015 e composto da Frank (batteria), Luke (basso, voce) e Renato (chitarra, voce). I McKenzie disfanno il “rock”  ed è evidente l’influenza dei gruppi anni 90 che amano ascoltare e miscelare. I loro testi non sono proprio leggeri, nei loro primi brani si parla di dinamiche relazionali che improvvisamente non funzionano più e lasciano con la nera incertezza del “cosa rimane”. Questa sera presentano il loro  EP, “ST” (senza titolo, ndr) e il loro punk rock aiuta il pubblico degli affezionati ad entrare nello spirito della serata.

Il secondo gruppo a contendersi il palco sono i Dissidio: ovvero Michelangelo, Valentino e Francesco, sono in bilico costante tra musica e teatro. Ogni loro pezzo live va visto e ascoltato, ma non basta. Vanno vissuti, come andava di moda negli anni ottanta. Ogni loro live è una performance, uno “spettacolo” (le virgolette sono degli artisti, ndr).
Il loro ingresso parte dal “prato” con una scena a metà strada tra il poliziesco e un pestaggio ai danni del povero batterista (qualcuno ne sarà contento!). Come il loro ingresso, però il loro rock è ancora troppo connesso alle sfumature metal dei tre componenti. In breve, per i più “anziani” ricordano molto i Miss Fraulein.

Ora è il momento dei  Parkwave, non fatevi fuorviare dal nome o dai testi, né tantomeno dalla loro formidabile storia. Sono italianissimi, e tutti calabresi, anche se provenienti da esperienze musicali diverse. Ilario, Mattia, Raffo e Fernando hanno mosso i loro primi passi nelle radio inglesi e americane, grazie alla collaborazione di due etichette (l’americana Friends Records e l’italiana Bizarre Love Triangles). Hanno collaborato alla colonna sonora del film The Antwerp Dolls di Jake Reid con il brano “Wave”. La cosa singolare al loro banchetto sono le musicassette del loro ultimo lavoro, con allegato un codice per poter scaricare i brani in digitale. Durante il cambio palco ne abbiamo parlato con Fernando:
Dafen: Come mai avete prodotto delle musicassette, quando anche le grandi major stanno puntando sulla musica in formato digitale o alla riscoperta della qualità del suono da vinile?
Fernando: In realtà è stata un idea dell’etichetta [quella di produrre le musicassette], a noi è piaciuta come idea di merchandising. Abbiamo intravisto, oltre il sapore vintage, delle musicassette, anche il lato collezionistico: molti ragazzi, ormai comprano vilini e musicassette vintage non avendo più i supporti per ascoltarli. Anche per questo all’interno abbiamo messo un codice per scaricare gratis l’album in formato digitale!

Il cambio palco è finito e devo congedarmi velocemente per andare a vedere come sono dal vivo i La Fine Ω. La Fine è progetto hardcore di tre musicisti già immischiati in un paio di progetti rock già noti, come i Miss Fraulein e Ogun Ferraille. Si sentono ancora le origini punk ardcore di qualcuno, soprattutto nei brani brevi con poco cantato, ma nel complesso spaccano e finalmente qualcuno del pubblico accenna a ballare. Forse per la troppa irruenza o per un sovraccarico di tensione (quest’ultima è la versione degli organizzatori) i La Fine, arrivati all’ultimo brano, riescono a far spegnere tutto il palco!

Finalmente si riesce a dare luce a tutta la strumentazione e fare il cambio palco.

I TARM ci hanno dato la possibilità di usare la loro scaletta (ancora un po’ e diventerà, forse, consuetudine del Dafen, ndr). Il Tofo spiega ogni brano alla sua maniera e la prima parte del concerto diventa subito quello che ogni fan ha sempre voluto vedere. Si susseguono, dall’apertura, ognuna con un proprio carico emotivo:

  • Come mi guardi tu
  • La via di casa
  • Il principe in bicicletta
  • C’era una volta
  • Persi nel telefono (dal nuovo disco)
  • In questa grande città (La prima cumbia)
  • Puoi dirlo a tutti
  • La faccia della luna
  • E invece niente
  • Occhi bassi
  • Ask me (The Smiths) e Dimmi
  • Voglio
  • Mio fratellino
  • Il mondo prima

Qui la band prende qualche minuto di pausa, e quasi il pubblico non crede alle parole del Tofo che vorrebbe far finire qui il concerto. Infatti dopo un po’ d’insistenza el Tofo rientra in scena con il collaudato (ma non molto conosciuto quaggiù, ndr) siparietto del “Fanculo all’artista” (che finisce solo se si risponde “perché stai sul palco”, ndr). Dopo qualche atro godibile scambio di battute con il pubblico, il concerto riprende. Ed è il momento di

  • La mia vita senza te
  • Alle anime perse
  • Vivere fuggendo (Pan del Diavolo)
  • Di che cosa parla veramente una canzone?
  • Mai come voi
  • La tatuata bella
  • Ogni adolescenza
  • Francesca ha gli anni che ha
  • Ad un passo dalla luna

Testo Michele Quartucci

 

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