Sorge: La Guerra Di Domani

Se pensate che l’hip-hop (o la sua brutta copia) che ascoltate da qualche tempo a questa parte sia qualcosa di nuovo, dirompente, fuori dagli schemi consolidati di una evoluzione musicale stantia e maleodorante di pelle, cuoio e colla vinilica; se pensate che i versi di quattro sgrammaticati da strapazzo siano il segno di una rivoluzione culturale che attacca e sovverte semantica e sintassi per piegarle sull’altare della contemporaneità; se siete convinti che quello che ascoltate sia moderno, allora mi dispiace ma quello che vi manca è la conoscenza, gli ascolti, la storiografia musicale necessaria per poter distinguere ciò che è fuffa da ciò che pesa davvero, come un macigno, sul piatto della bilancia e della comunicazione contemporanea.

Perché la musica è prima di tutto un medium e per essere attuale deve raccontare l’attualità. Facciamo un parallelismo con un altro medium a cui siete più abituati. No, tranquilli, non parlo di libri, prendo ad esempio il cinema. Ora, se per voi l’attualità nel cinema è un film sci-fi forte dell’ultima frontiera della CGI applicata ad una trama bastata su alieni e/o eventi catastrofici che si abbattono sull’umanità, terminate pure qui la lettura di questo articolo. Amici come prima, davvero. Se siete convinti che un film che parla di tutto fuorché dell’attualità sia da ergere a simbolo della attualità (contraddizione in termini), se credete che la forma sia più importante della sostanza, che il significante di per sé possa avere un valore anche senza veicolare alcun significato, allora ci vediamo la prossima volta, ciao.

La modernità di Emidio Clementi è sempre stata questa: reale, consapevole, vera, attuale, perché imperniata sul racconto del presente e delle sue contraddizioni. Che Mimì fosse da sempre un romanziere più che un cantante, un poeta prima che un musicista, un menestrello più che una rockstar, lo si era sempre saputo. Tuttavia negli ultimi anni, fatti di mutamenti drastici e repentini, di valori liquidi ed impalpabili, di poca affezione e troppo amore, la rivoluzione artistica portata avanti con i Massimo Volume, che sul finire degli anni ’90 aveva fatto gridare al miracolo più di una generazione, stava (seppur con risultati una spanna sopra la media) perdendo terreno nei confronti di un gusto musicale che rischiava di relegare a cliché il piglio post-rock della formazione nata sotto ai portici bolognesi.

Prima della nascita di questo nuovo progetto chiamato Sorge, dal nome di una spia sovietica impiccata dai giapponesi durante la seconda guerra mondiale, intitolato La Guerra Di Domani, Clementi non era mai stato tanto vicino a Gil Scott-Heron nell’attitudine e, di conseguenza, nell’aderenza all’attualità ed alla società contemporanea. Non è solo perché il modo in cui racconta il nostro presente, con la maestria dei grandi scrittori moderni, è cresciuto nel tempo ed è diventato sublime; non è solo perché l’approccio ad un nuovo tipo di composizione e di ispirazione, nata su uno strumento per lui completamente nuovo, ha fatto sbocciare nuovi colori e nuove forme sulla punta della sua penna; non è neppure per via delle ottime ed entusiasmanti orchestrazioni elettroniche scritte e suonate da Marco Caldera, che pur sono impeccabili, dense e dirette, rotonde e taglienti, internazionali e suadenti.

E’ perché stavolta Mimì si concede con un incedere differente nella sua coerenza. Perché osa sfidare il tempo colpendolo al cuore con ritmi e metriche attuali più di quanto lui stesso (forse) avrebbe potuto sospettare. Alcune rime lunghe e la cadenza metrica sottolineata dai beat e dai loop, prendono a prestito il seme di ciò che è l’hip-hop, il germoglio da cui è spuntato, plasmandolo e trasformandolo filtrato attraverso la sua esperienza, la sua poetica, la sua capacità di piegare la lingua italiana rendendola viva.

Se gli Offlaga Disco Pax a loro tempo hanno acceso candele sull’altare dei Massimo Volume, per riscrivere le loro preghiere al suono di elettronica e chitarre wave, Sorge ora prende indietro il testimone calando l’asso. L’elettronica non è più solo contorno e strumento utile all’estetica, ma diventa una parte fondamentale del concetto che sta dietro al progetto stesso.

La Guerra Di Domani è già il disco italiano più bello dell’anno. Il più denso ed il più intenso. Non fosse altro perché è un disco (come lo è stato lo scorso anno quello di Iosonouncane) dal respiro internazionale, al contrario di molti altri lavori di fenomeni in voga negli ultimi mesi, che si guardano allo specchio senza andare al di là del proprio naso. E sappiate che l’italiano non è affatto un limite in ciò, ché quando è scritto con questo estro e questa maestria non c’è barriera linguistica che tenga.

Nato da spunti improvvisati su un pianoforte a muro regalatogli per caso, ispirato dalla riflessione sulla necessità di continuare ad interpretare il proprio ruolo, quand’anche soffocante, fino in fondo come fece Richard Sorge, questo disco si evolve in torsioni e figure nette ed illuminate chiaramente, nonostante i toni cupi e crepuscolari. I suoni calibrati e levigati colpiscono al cuore con movimenti precisi ed eleganti.

Moderno, attuale, sincero, suadente, cinico quanto basta per descrivere noi ed il nostro tempo, davvero, dall’alto del volo di un artista tra i più riconoscibili e bravi della musica italiana, di sempre. La Guerra Di Domani dei Sorge è esattamente ciò che dovreste ascoltare oggi al posto della solita merda.

 

Autore: Antonio Serra