MINISTRI @ ESTRAGON, BOLOGNA – 24 OTTOBRE 2015

A Milano una sera di fine maggio, dopo aver fatto foto ad un concerto, ho incontrato Divi e Fede. Tra una cosa e l’altra ci siam ritrovati a parlare. Io sapevo chi erano solo perché una mia amica, loro fan, me ne aveva parlato e aveva qualche foto con loro in camera, ma non avevo approfondito, per sbaglio avevo ascoltato Noi Fuori (ormai 4 anni fa) perché la passavano su deejay tv e il loro video mi aveva incuriosita. Niente di più.

Dopo averli conosciuti, invece, mi son decisa ad ascoltarli seriamente. Quando scopro un’artista procedo per piccole dosi, molte canzoni all’inizio non mi piacciono, è sempre così:  una cosa prima di piacermi, non mi deve piacere.  E’ successo con Maria Antonietta, Brondi e ora anche con i Ministri. Così ho scoperto la storia della monetina de i Soldi sono finiti, del fatto che fosse principalmente Dragogna a scrivere i pezzi, che Divi suona il basso, non la chitarra e che fa Autelitano di cognome e non Auteliano.

Una cosa che mi turbava e mi turba ancora è la loro grande seguito. Tutti conoscono i Ministri, o almeno ne hanno sentito parlare. Fa strano sapere che le stesse persone che hai conosciuto una sera per caso, alla fine di un concerto, del tutto normali, con i loro modi di muoversi e di parlare, facciano come lavoro il musicista, ma musicisti seri, che fanno i sold out, che girano l’italia, sudano, suonano, si dimenano e cantano davanti a questo enorme pubblico che li adora.

Ma passiamo al live.

 Quello di sabato è stato il mio primo concerto dei Ministri in assoluto e anche la prima volta all’Estragon.

Fuori una fila lunghissima, gente che stava lì dalle 17 di pomeriggio se non prima, un lungo serpentone che richiama quasi la copertina dell’album.

Alle 20 aprono le porte e la gente incomincia ad entrare, è presto ma necessario per il numero di band che devono esibirsi e per finire ad un orario abbastanza ragionevole.

Alle 20.40 tutto inizia con L’Officina della Camomilla, ultimissima data della band milanese prima di una pausa per concentrarsi sul nuovo album, riprendere le forze e riordinare le idee. Esattamente un anno prima iniziava a Lunano il Rivoltella tour con la data zero. E’una band che personalmente ho seguito, ascoltato e fotografato molto e che apprezzo ogni volta che vedo live, anche ora con una formazione molto diversa rispetto a quando li ho conosciuti, che però non delude. De Leo canta a volte sommesso, a volte aggressivo, spesso con gli occhio chiusi, Loris pesta forte alla batteria, Red alla tastiera con quell’aria quasi english/brit pop, Marco elegantissimo al basso con gli occhiali da sole che fanno un po’ Alex Turner e Julian Casablancas, infine Simone all’altra chitarra che coinvolge il pubblico, fa battere le mani a tempo del pezzo finale per eccellenza “La tua ragazza non ascolta i Beat Happening” (Siamo pieni di droga). L’unica pecca è la brevità della loro performance e di conseguenza la mancanza di brani icona come “un fiore per coltello” o “Agata Briosches” ma per il resto una degna band di apertura, piacevoli da ascoltare e coinvolgenti.

Poi è il turno di Edda, cantautore a me sconosciuto prima di quella sera, con una lunga carriera musicale alle spalle, dalla fine degli anni 80 come voce di Ritmo Tribale, ricomparso poi dopo 12 anni di silenzio verso il 2008 con il debutto da solista e ora con il suo l’ultimo album “Stavolta come mi ammazzerai?” del 2014. Edda canta con la sua voce graffiante, quasi urla, in posizione laterale mentre il bassista si dimena, accenna pose e balli con ritmi travolgenti. Fortissima energia che dal palco si diffonde nella sala. E’ tutto un crescendo. Più il tempo passa più la tensione si sente, la gente si fa più vicina alla transenna, magari alcuni incominciano anche ad essere impazienti.

Poi quando Edda finisce e i tecnici incominciano a preparare il palco per i Ministri la tensione è alle stelle.

La quiete prima della tempesta. I fotografi si posizionano ed ecco che parte in sottofondo “Cultura Generale” con quel pianoforte un po’ retrò ed ecco loro.

Dragogna è a petto nudo con solo la giacca in dosso, inforca la chitarra, pronto ad attaccare. Divi invece è perfettamente al centro, maglietta bianca e giacca da ministro, a fianco il quarto Ministro, Marco Ulcigrai de Il triangolo, prende il posto di Effe Punto, con i baffetti che fanno pensare un po’ a quelli del Lobby Boy di Gran Budapest hotel. Dietro a tutti Michelino che presiede imponente la batteria. Il pubblico impazzisce, protende le mani come se si illudesse di poterli toccare. Attaccano quasi subito, dopo essersi goduti un attimo il calore del pubblico, essendo ancora una delle prime date di quel che sarà un lungo tour. Si inizia con due brani nuovi “Cronometrare la polvere” e “Balla quello che c’è” che sono anche le prime due canzoni del disco.

Fede suda, si dimena a tempo, scuote energicamente la testa e i capelli lasciando a volte intravedere il volto e canta, canta con Divi, dagli occhi di ghiaccio e con le sue espressioni, con quel suo aggrottare le sopracciglia. Si muovono molto, non stanno troppo fermi, l’adrenalina scorre nelle vene di tutti, anche Marco si appoggia a una cassa in uno slancio, come per avvicinarsi al pubblico e assorbire meglio quell’enorme energia che proviene da quell’ammasso di gente che suda quasi come Fede se non di più, canta, si sbraccia ed è dannatamente felice perché aspettava quel momento da così tanto.

Michele dietro tiene il tempo serrato, rotea le bacchette, tutti sono tutt’uno con la loro musica e sono stati anche molto capaci a dosare le varie canzoni, mescolando sapientemente il vecchio col nuovo.

A un certo punto Dragogna scende dal palco e inevitabilmente il pubblico lo cerca, un mare di mani proteso verso di lui con ancora la chitarra in mano che suona, per poi, finita la canzone,  fuggire nel backstage.

Breve pausa, tutti sanno che non è finita lì, finché non fanno “Abituarsi alla fine” non è finita.

Eccoli di nuovo, arriva “Il bel canto” e l’immancabile stage diving di Divi “è come se non avessi mai deciso niente” e in quel momento lui si abbandona alla folla, al pubblico, è completamente in loro balia.

“Diritto al tetto” e “Abituarsi alla fine” tutti sono coscienti che quella è l’ultima, poi si va a casa e per quello la cantano ancora più forte delle altre, per godersi quegli ultimi minuti.

I Ministri sul palco sono energia pura, c’è un coinvolgimento tale del pubblico che Divi si ributta per un’ultima volta, come per salutarli tutti.

Saluti finali e ringraziamenti, tutti e quattro abbracciati e sorridenti , con un mare di mani e di gente davanti che applaude e urla forte,poi via di nuovo verso il lato del palco, verso il camerino, verso le birre, verso altra gente e altre facce.


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Autrice: Esel Ciulla

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