GARRINCHA LOVES ONDA D’URTO @ FESTA DI RADIO ONDA D’URTO, BRESCIA – 30 AGOSTO 2015

Prendo il braccialetto arancione.
Realizzo che starò per la prima volta dall’altra parte della transenna.
Smetto di tremare, abbraccio la famiglia Mombelli, faccio gli auguri ad Elena e scappo.
Un inedito Barro apre questo Garrincha Loves, insieme alla sua chitarra, insieme alle sue canzoni e insieme al suo pubblico, quello migliore.
Quello che canta anche quando l’artista, colto dall’emozione, sbaglia.
Quello che piange mentre pensa ad una storia d’amore finita o alle gioie del futuro.
Un inedito Barro che non rimane solo, ma si lascia accompagnare dal suo amico e chitarrista Omar.
“E avevi la testa giù come uno shoegazer”.
Sì, perchè emozionarsi e sostenere lo sguardo degli amici è difficile.
Arrivano i Magellano e la testa si rialza. Insieme a lei le gambe, che iniziano a muoversi.
Pernazza e Filo, hanno la capacità di coinvolgere tutti. Anche chi non li conosce.
Creano un’atmosfera unica, che fa sentire ogni singola persona, parte di qualcosa, che loro costruiscono, durante ogni live.
La grinta e i tautaggi, il freestyle e i sorrisi. Sensazioni random, che continuano, anche durante il cambio palco.
De Leo e il mistero, Anna e il rock, Marco e il fascino e i nuovi componenti che riescono a difendersi bene.
L’officina della Camomilla.
Come edera fuori dai palazzi, anno per anno, l’amore per loro è cresciuto.
Si è unita la stima, gli abbracci e i cori stonati.
“Ma soprattutto non ho voglia di vedere nessuno”
Difficile da dire, mentre si sta riempiendo l’area palco, arrivando fino alle bancarelle. Tutti aspettano.
Tutti aspettano e si godono l’attesa, facendosi cullare dalle note dell’ultima canzone.
Ultimo cambio palco, le luci calano. David Grohl dice “che bello” e Lo stato sociale entra.
La folla è in delirio, le persone si lanciano, ma non cadono.
Sono appesi alle parole di questi cinque ragazzi che raccontano la vita.
Lo fanno in maniera spontanea, usano luoghi comuni, si lamentano e danno speranze.
“si sta svegli finchè non muore la speranza maledetta stronza che non muore mai”
Voglio godermi lo spettacolo e salgo sul palco, rimango a guardare la folla.
Sono in tanti, cantano, urlano tutti i testi a memoria.
Perchè farlo contro Lodo è meglio che farlo contro un muro, un treno, il mare.
Perchè urlare fa bene al cuore, ci libera.
Perchè urlare insieme a qualcuno, non ci fa sentire soli.
O magari sì, ma con la certezza di avere qualcuno accanto con cui sentirsi soli.
Qualcuno che magari non sa nulla di te, ma che ha imparato a conoscerti attraverso le tue paranoie.
Ed è così che tra un abbraccio a Matteo Romagnoli, una fetta di torta e un selfie sfocato, saluto questo palco.
Perchè questa è stata davvero una grande festa, alla quale mi sentivo invitata – per davvero.
Non una festa nella quale rimanere nell’angolo, con il bicchiere di birra vuoto e il corpo pieno di alcol.
Non una festa nella quale scegliere la scusa più adatta per andarsene.
Una festa da vivere davvero.
Una festa che se eravamo in due, era amore.



 


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Autrice: Mary Del Vecchio


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