GOODNIGHT FESTIVAL – SMAV – 13.06.15

Ciò che hanno messo su i ragazzi dello SMAV in pochissimo tempo ha qualcosa di straordinario e, dopo un anno di programmazione da fare invidia (la migliore in Campania), decidono di chiudere con il botto con questo, attesissimo, Goodnight Festival che vede esibirsi, sullo stesso palco, Nicolò Carnesi, Pan del Diavolo, FASK e Lo Stato Sociale.
C’è veramente tutto al festival di Santa Maria a Vico e si inizia, già fuori dai cancelli, a incrociare vino e panini con persone arrivate da tutti i luoghi della Campania ed è piacevole scambiare una chiacchiera e un sorriso con gli abitanti del luogo che, evidentemente, non sono ancora abituati a tutto quel viavai. Il palco, piazzato in quello che durante l’anno è stato il parcheggio del locale, si presenta subito maestoso ma, allo stesso tempo, lascia ampio spazio per ballare, fare un giro per gli stand o consumare una birra. Il pubblico inizia a confluire, quando partono le note di Kinder cereali all’amianto e qualche occhio attento può scorgere, tra la massa che accompagna il cantautore palermitano, qualche fata che si presenta spesso bionda, riccia e senza alcun timore reverenziale nel ballare o pogare, anche con i FASK.
Purtroppo però non poteva andare tutto liscio e, forse, le beghe del destino arrivano nei momenti migliori, anche con il solo fine di permetterti di ricordare tutto quello che è stato in modo penetrante. Dopo una serata ai limiti della perfezione, già solo per l’atmosfera che si è creata, l’impianto elettrico comincia a fare i capricci proprio sul gran finale, quando sale sul palco Lo Stato Sociale e Carota comincia a zompettare qua e là per il palco cantando La felicità non è una truffa.
Mi viene in mente una metafora calcistica: ripensando a tutto il percorso dello SMAV ricorda un po’ quello dell’Olanda ai Mondiali del ’74 quando si presentò con un calcio rivoluzionario, spettacolare, avanguardistico e efficace. Quello che sarebbe passato alla storia con il nome di calcio totale. Ebbene, in quel Mondiale, che l’Olanda avrebbe meritato senza dubbio di vincere arrivando con zero sconfitte in finale, la squadra arancio si arrestò in uno sfortunato match contro la Germania Ovest. Basta sostituire la parola SMAV a Olanda e ci sembrerà di raccontare la stessa storia.
Ma, ovviamente le cose belle da raccontare del Festival sono maggiori di quelle da dimenticare e allora, restando sempre nel mondo calcistico (donne non odiatemi, ci ho preso gusto) come ho già detto, ad aprire il tutto, al crepuscolo, è stato Nicolò Carnesi, che a me ricorda tanto Roberto Baggio. Come il famoso codino nazionale, Nicolò ha tecnica, irriverenza, un pizzico di timidezza che non guasta e raffinatezza. Ecco, è raffinato Carnesi, per questo mi ricorda Baggio e l’intensità che ci mette mentre canta Levati mi ha fatto venire in mente quel pallonetto di prima intenzione, da lancio di 50m, a Buffon, con la maglia del Brescia. Raffinato e irriverente, di nuovo. Tiene incollato a lui il pubblico per un’ora, solo con la sua musica: la dolcezza de L’ultima fermata, la carica nervosa di Illuminati, e la sferzante ironia di Moleskine, per concludere, dopo un’ora di grande energia, travolto da accomodanti luci arancioni, con Il colpo.
A seguire, ancora Sicilia, con il Pan del Diavolo. Il rock-folk del duo siculo riesce fin dai primi minuti a trascinare la folla con una carica pazzesca e – per quanto mi riguarda – inaspettata, un po’ come Fabrizio Miccoli in quel di Terni. Si mette il nero-verde di sfondo, si mette che hanno una capacità di essere vicini al pubblico unica e l’interpretazione di Libero è veramente da brividi. Il brano più atteso è ovviamente FolkRockaBoom e il botto riescono a farlo, veramente, Alosi e Bartolo che vanno via, lasciando nel pubblico un’adrenalina incredibile, pronta a scatenarsi all’arrivo dei FASK.


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Il concerto del gruppo di Perugia è qualcosa di irraccontabile, lo si deve vivere e spesso sopravvivere. C’è di tutto: energia, passione, gomitate e quel tamburo di Romizi che ti entra nelle viscere. Tutto quello che accade nel concerto dei FASK è spogliato dalle conseguenze dell’azione: c’è solo atto, tutto è atto (come il bicchiere che si infrange sul viso di Maria Antonietta). Se ne fotte Aimone delle conseguenze e se ne fotte il suo pubblico. “Urlate fino a quando non vi sanguina la gola!”. Come si può non urlare fino a quando non sanguina la gola su Come reagire al presente? I Fast Animal and Slow Kids che vengono da Perugia sono Gabriel Omar Batistuta. Un attaccante che unisce alla potenza e ai goal, la capacità di appassionare e coinvolgere il pubblico anche con giocate di grandissima classe: era il 1997 e l’attaccante della Fiorentina inventa un rete in rovesciata dal limite dell’area, contro l’Udinese. E’ il 2015, 13 giugno ad essere precisi, siamo allo SMAV e il gruppo perugino ci regala Il vincente. Ecco, lì ho visto anche qualcuno piangere e, addirittura, qualcuno smettere di pogare per abbracciarsi.
L’attesa per il concerto de Lo Stato Sociale sembra più lunga delle altre ma l’organizzazione dello SMAV ha pensato anche a questo. Nelle pause, sempre ottima musica e chi ha ancora forza nelle gambe può continuare a ballare ininterrottamente. Inizia con il massimo delle pretese l’ultimo concerto di giornata: dalle casse partono prima gli Arctic Monkeys, poi The Strokes ed ecco che arriva Albi sul palco. Un boato e il pubblico si ricompatta. Le difficoltà dovute al piccolo, grande problema dell’impianto non fermano il gruppo bolognese che cerca di portare a termine il concerto anche se si vede costretto a tagliare buona parte della scaletta. Dal pubblico però si continua a ballare e a cantare nonostante tutto, una grandissima dimostrazione di vicinanza al gruppo, e soprattutto all’evento messo su, e nemmeno un accenno di protesta. Abbiamo vinto la guerra, La rivoluzione non passerà in tv, Quello che le donne dicono. Quanto più si può urlare, perché, come dice anche Lodo ‘nessuno potrà toglierci le cazzate!’. Un po’ come Johan Cruijff che di quell’Olanda era il trascinatore ed uomo squadra e che siglò soltanto tre reti nella competizione ma si sacrificava e manovrava a tutto campo e, in più, si guadagnò il calcio di rigore in finale. Si chiude come di rito con Cromosomi, la musica è ormai bassissima ma viene fuori tutta la voglia del pubblico che urla con ciò che gli è rimasto in gola dopo la lunga giornata ‘niente come la noia sa uccidere i cromosomi’.
E di certo nessuno si è annoiato in questa giornata strepitosa. Resterà sempre vivo il ricordo di piccoli dettagli, fotogrammi della serata: i due che si baciano mentre Carnesi canta Levati, le lacrime della ragazza accanto a me su Il vincente, le fate e l’altra tipa che cantava, da sola, mentre l’impianto saltava di continuo ‘non ho nemmeno una foto con te, che non mi è mai fregato niente delle foto, eppure adesso ne vorrei una per ricordarmi che la felicità non è una truffa’.
Non ci frega niente delle foto e nemmeno degli impianti che saltano e ti viene forse un po’ da cuore di urlare in quel punto di quella canzone che dice ‘a chi va tutto bene, sempre tutto bene, sempre solo bene, fanculo’.


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Autore: Antonio Pistone
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