I MATTI DELLE GIUNCAIE @ FLOG, FIRENZE 11.04.15

I Matti son sempre I Matti. Li seguo da due anni ormai ed ogni volta riesco stupirmi di quello che portano sul palco. Una manciata di brani, quasi tutti senza testo, che hanno dalla loro la violenza ritmica di corde capaci, in un prolungato impeto di irrazionalità, di conquistare i corpi danzanti che si trovano davanti con semplicità disarmante. Insomma, era un po’ che non li vedevo live e dovevo assolutamente rimediare. Così mi sono armato di vestiti comodi e mi son presentato alla Flog, pronto alla festa.

Ad aprire le danze è una piacevole scoperta: Fabrizio Pocci e Il Laboratorio. Un gruppo stretto intorno alla creatività ed al carisma di Fabrizio che sta portando in giro il suo EP “Il Migliore Dei Mondi”, un lavoro interessante ed originale di un artista che ha un ampio retrogusto di Brunori e dei Nobraino, o almeno nessuno mi toglierà questa sensazione. Testi agrodolci ed una sonorità fresca e malinconica che ha retto a ritmo incalzante oltre un’ora di apertura senza battere ciglio. Poteva davvero essere un concerto a sé stante. Tanta tanta roba.


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A questo punto il palco è pronto ad accogliere i Matti Delle Giuncaie. Il pubblico è già caldo e lo si capisce dalla risposta ai primi pezzi. Pogare sul secondo brano, Danza Centrifuga, è un monito per il gruppo che sta suonando che l’atmosfera è elettrica e non ci si stancherà facilmente. Danza Centrifuga, poi, che parte come un sirtaki ed accelera il sincopato in favore del degenero. Il resto, fino al primo break è un susseguirsi tirato di movimenti follemente felici, corde pizzicate a ritmi vertiginosi e tanto tantissimo sudore. A Pizza Taxi Francesco ha un piede sulla sedia e la percuote a ritmo, qualche brano dopo, a Danza Rubla, è una maschera di sudore e suona direttamente in piedi sulla sedia. Ma a questo punto c’è solo spazio per Il Bagno Nella Canapa che chiude il primo round. Il brano successivo infatti, Noi Non Siamo Stanchi, è paradossalmente un ottimo intermezzo per riprendere fiato, impegnando il pubblico in un coro che sovrasta ogni suono. Un momento sociale ad alti livelli insomma. Si riparte con Disco Menisco dando il via al secondo blocco dell’esibizione, quello più denso di sorprese. Dopo la Tarantussa, c’è spazio per Brizzi e Lombardi degli Scaramouche, che presentano “Maremma Africa” brano del quale hanno scritto le parole per i Matti Delle Giuncaie. Si trattengono qualche brano sul palco prima di lasciare il posto alla fase finale del concerto con Tomma e Fenice Felice. C’è ancora spazio per l’onnipresente Erriquez e per l’ultimo incredibile brano tutti sul palco che mira a stendere le ultime forze rimanenti di un pubblico che continua a ripetere urlando “Noi non siamo stanchi”. Non credo che nessuno, sinceramente, possa dirsi stanco dei Matti. I Matti, si sa, sono i Matti.


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Autore: Emanuele Bazzaco
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