SYCAMORE AGE @ CPA LIVE, NAPOLI 03.04.15

Non riesco ad immaginare che aspettativa di pubblico ci fosse per il concerto dei Sycamore Age al CPA Live di Napoli. Sicuramente la sala non era piena ma a mio modo di vedere, anche grazie al gran lavoro fatto dai tecnici del locale che sono riusciti ad amplificare, in uno spazio piccolissimo, più di dieci strumenti, in modo impeccabile (guardando anche ad altri live, non deve esser stato un lavoro agevole), ha permesso ai presenti di godere dello spettacolo a tutto tondo. Quasi come se stessero suonando solo per te, nella tua cameretta.
Mi sono seduto per terra e sono stato letteralmente rapito dal concerto messo in piedi. Il gruppo suona che è una cosa formidabile e tutto quello ascoltato nell’album rende, senza perdere nulla (anzi guadagnandone), benissimo dal vivo, anche sul palchetto del CPA. I sette membri – escluso il batterista – del gruppo si spostano di continuo e cambiano strumento ad ogni brano, mostrando grandissime abilità polistrumentisti e un’armonia di gruppo che sfiora la formalità rituale. Quando, nel recensire l’album parlavo di effetto ipnotico, non avevo fatto i conti con la spettacolarità visiva del live, dove il sonno artificiale è esaltato anche dalla presenza scenica del gruppo nel suo insieme che, senza mai eccedere in un volgare egocentrismo, mette la musica, e ogni singolo strumento, al centro del proprio spettacolo, conquistando il pubblico di brano in brano, per una vera e propria standing ovation finale, più che meritata.
Protagonista assoluto della line up è Perfect Laughter ma non mancano brani dell’album precedente, come Kelly suonato nel bis chiesto a gran voce dal calore degli spettatori.


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Quello che riesce a regalare il concerto, e che invece sfugge dall’ascolto dell’album, è proprio la solennità con la quale, ogni singolo membro del gruppo, si prepara al suo ruolo di umile operaio al servizio dello strumento e, soprattutto, il rapporto viscerale che si crea con lo stesso, riportando alla luce una concezione tribale della musica che inquieta, a tratti, colpendo l’ascoltatore non alle orecchie o alla testa, bensì diritto allo stomaco. Elemento scatenante e portante del grandissimo bagaglio di emozioni che regala il concerto dei Sycamore Age, è la voce di Francesco Chimenti. Una vera bomba, mai invadente, al cospetto delle melodie trascinanti, ma intrisa di una carica emotiva difficilmente riscontrabile nel panorama indipendente musicale contemporaneo.
Dalia, 7, Monkey Mountain si alternano sul palco diventando un tutt’uno con gli strumenti, con lo spettatore, con la sala. Ogni singolo pezzo si scompone, perdendo la consistenza del singolo brano e trasformandosi in un tassello piccolo di quello che è l’intero live, che ha una storia emozionale tutta sua e che non può prescindere dall’immersione completa nell’ascolto e nella soppressione del proprio ‘io’, al cospetto di questo gruppo fantastico.
Quello che regala la band aretina è un vero e proprio viaggio extrasensoriale, qualcosa che va oltre qualsiasi cosa che possa aver a che fare con il mondo terreno, e che auguro a tutti di intraprendere, almeno una volta nella vita, perché probabilmente è la cosa più nobile che la musica riesca regalare.


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Autore: Antonio Pistone
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