LOS FASTIDIOS w/ LUMPEN + SHAMELESS @ ALT-ART – RENDE (CS) 18.03.15

Band come gli Shameless, i Lumpen o i Los Fastidios non li vedrete mai in TV o su palchi megagalattici, alti due metri, pieni di luci stroboscopiche. Non ce li vedrete di certo, ve lo assicuro, e non perché non piacciano o non possano piacere a tanta gente o non lo meritino più di tanti presunti artisti usciti da qualche show, per chi non ha talento né qualcosa da dire. Non sono un chiaroveggente e non lo scrivo perché non lo auguro a nessuno di loro. Vi dico che non ce li vedrete perché non è gente che vuole trasformarsi in un’icona. Non ce li vedrete perché non è gente che vuole stare a due metri da terra guardandovi dall’alto in basso, stagliarsi sopra le folle, sovrastare con la loro magniloquenza il vostro ego annichilito.
Hanno suonato qualche giorno fa all’Alt-Art, uno spazio nel campus universitario cosentino, all’interno della rassegna “Pump Up The Volume”.
Io c’ero.
Ero con loro.
Davanti a loro.
Loro erano davanti a me.
Tutti.
Tutti quanti.

Sto parlando di musicisti che vogliono far parte della collettività, vogliono sporcarsi le mani per dare il loro contributo reale, pragmatico, pesante, alla società civile. Musicisti che scendono per strada a dare una mano, a cambiare le coscienze, ad urlare nelle orecchie di chi ascolta ed impersonare il disagio, il malcontento, le problematiche della gente comune, assuefatta all’inerzia, rassegnata ad una crisi economica che ha sempre di più il retrogusto di ingegneria sociale.
Musicisti che usano la musica come ariete.
Musicisti che incarnano lo spirito demiurgico dell’essere artisti.
Ci credono.
Ci sperano.
Ci sudano sopra.


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Che gente così ami stare su palchi di dieci centimetri lo si capisce sin dalla prima nota.
La quarta parete non esiste: viene frantumata, violentata, polverizzata.
I musicisti si mischiano al pubblico, gli spettatori invadono il palcoscenico; è una osmosi di corpi, sudore, decibel, inni e voglia di rivalsa.
La rabbia e l’orgoglio di tutti forma una nuvola nella quale i lampi tuonano dritto in faccia.
La gente si muove in un’onda che trascina tutto e tutti.
Braccia alzate, teste rasate, pugni chiusi.
Saliva e sudore inzuppano i microfoni.
Ci si stringe intorno ai musicisti.
Si canta in coro tutti nello stesso microfono.
Si urla in coro tutti nello stesso microfono.
Ci si guarda in faccia.
Ci si guarda negli occhi.
E’ una marea che trascina tutto e tutti.

Il senso di appartenenza si tocca. Essere skinhead e antifascisti è un credo. Lo stadio, la curva, la città, sono luoghi di ritrovo dai quali si parte, per abbracciarsi tutti, per fare gruppo, per lottare uniti contro ingiustizie, padroni, burocrati.
I giovani Shameless riscoprono l’hard-core cittadino e fa piacere vedere che ancora oggi, nell’era dei tutorial su Youtube che ti insegnano come fare l’assolo di Tizio identico a come lo fa lui, ricreare il suono di Caio con gli stessi pedali ed effetti, tendenza a puntare più al look che alla musica, nell’era del monopolio del pop e dell’ hip hop in radio ed in tv, fa piacere, dicevo, che qualcuno decida di far iniziare il proprio percorso musicale dal Punk.
I Lumpen sono la storia dell’Oi cosentino. Trascinano il pubblico con inni che tutti cantano a squarciagola. Musicisti di esperienza e chilometri macinati. Ragazzi che sanno il fatto loro.
I Los Fastidios ritornano a Cosenza, qui hanno più di un legame. Silverio (dei Lumpen) si unisce più di una volta a loro per ricordare i vecchi tempi, e sembra che nulla sia cambiato perché lo spirito che li accomuna è ancora immutato.
E’ stata una festa ed un momento di liberazione, sfogo, aggregazione.
Neppure qualche diverbio tra gli astanti è riuscito a rovinarla.
Peccato solo per l’affluenza.
Ma fare cose di nicchia, anche in questo caso, è più un pregio che un difetto.


Consulta anche: Agenda Concerti


Autore: Antonio Serra
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