EDDA LIVE @ CINEMA LUMIERE, PISA 06.03.2015

“Mi hanno detto che questo posto è un ex cinema porno, capisco che vi piacciano quelle poltroncine! Bravi, fate bene!”
E’ una delle prime frasi che Edda rivolge al pubblico e dà la misura del concerto a seguire. Non lo vedevo sul palco da una ventina d’anni, sono riuscita a perdere tutte le date di presentazione dei dischi solisti, per cui nel mio ricordo lui è ancora il tizio dei Ritmo Tribale che canta. Allora Edda era quello ganzo tutto tarantolato sul palco, avvolto in stoffe colorate e buffi pantalonacci, col timbro di voce interessante però: “oh, quando canta live non si capisce e non si sente un cazzo!”
Oggi sono spariti i pantaloni di tela a sguazzo e i camicioni colorati, i capelli sono corti, è rimasto l’atteggiamento da giullare, il timbro bello e riconoscibilissimo e, dà sicurezza essere confermati nelle proprie certezze: come sale il suono non si capisce un cazzo.


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Certo la formazione essenziale – basso, chitarra, batteria – e un repertorio più lento, cantautorale, aiutano, ma il marchio di fabbrica si riconosce e non c’è impianto che tenga, di merda o meno (” grazie a chi ha montato questo impianto, no grazie, grazie davvero! “).
Mi piacerebbe vederlo al bar Edda, al bar a bere e chiacchierare con Bobo Rondelli. Perché, per quanto musicalmente e liricamente distanti, sul palco hanno lo stesso atteggiamento scanzonato e lo stesso rapporto interattivo col pubblico. Chissà che racconti di vita ne verrebbero fuori.
Comunque i pezzi nuovi sono belli: sboccati, volgari e vividi e il concerto scorre via che è una bellezza. Il pubblico conosce e richiede pezzi: “Peppa Pig!” chiede qualcuno insistentemente da sotto, ma no, non si può, non è in scaletta: “non mi ricordo gli accordi, magari dammi la prima linea. Ma come non te la ricordi neanche te? che fai scagli il sasso e ritiri la mano?”
E così via, fino alla fine.
Ignoto nel pubblico: “Da grande voglio essere come Edda”.
In scaletta c’è anche “Uomini” e sì lo so che il Rampoldi si sarà scocciato di sentirsela richiedere e non avrà più voglia di cantarla, e lo so che non ho gli attributi giusti per sentirla davvero mia, a fondo, ma a noi vegliardi fa contenti, perdonaci Edda.


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Autrice: Ma. Ch.

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