SFACCETTATURE DI DONNA

E’ da sempre una delle feste più discusse, tra estremismo femminista, consumismo sfrenato e conquiste economico-sociali del genere femminile, l’8 Marzo accende sempre i dibattiti, con toni che troppo spesso finiscono nella classica “discussione da bar”. Non voglio assolutamente entrare nel merito della ricorrenza, né di come vada festeggiata, ma faccio “parlare” quattro grandissimi cantautori che hanno dedicato una buona fetta della propria produzione alle donne, spesso toccando temi che l’opinione pubblica tardava (o ancora tarda), spesso colpevolmente, a mettere al centro dei propri dibattiti.
Parto con Piccola Storia Ignobile di Francesco Guccini. Siamo nel ’76, esce quel capolavoro di Via Paolo Fabbri 43 e la prima traccia è una delle più cupe e controverse del cantautore emiliano. Ad un anno dall’arresto di Adele Faccio ed Emma Bonino, la canzone del Guccio parla di aborto, un tema tanto delicato che solo lui poteva portare alla ribalta con la delicatezza e la sensibilità che hanno caratterizzato tutta la sua produzione. Di lì a due anni, sarebbe stata, poi, approvata la legge che ha depenalizzato il suddetto, segnando una importantissima pagina nella storia dei diritti civili delle donne italiane.

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Sempre nel ’76, irrompe sulla scena musicale italiano un altro grandissimo album, firmato Claudio Lolli. L’album è Ho Visto Anche Degli Zingari Felici e il brano che ho scelto è Anna Di Francia. “Poi invece, una sera, s’incontra qualcuno che ti interessa e tutto finisce, dopo qualche indecisione, con una gran scopata in cui la donna sembra finalmente più libera e liberata che serva ed asservita.” Questa è la “contestualizzazione” del brano fatta dallo stesso Lolli, alla quale mi sento di aggiungere ben poco, se non il fatto che si parli di una donna che rifiuta gli schemi, non solo della pressante morale cattolica, ma anche quelli del linguaggio. Un linguaggio così ormai irrigidito, in quegli anni dove la sola alternativa sembrava essere l’ideologia, c’è il gesto liberatorio di “Anna che brinda alla sua anarchia”.

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L’82 ci regala Titanic di De Gregori e l’album contiene Caterina. Una bellissima ballata che il Principe ha dedicato a Caterina Bueno, una cantante con la quale ha collaborato, oltre che grandissima amica del cantautore romano. Gli aneddoti dipingono il quadro di questa donna attraverso attimi di tristezza e leggerezza, ma Caterina non è più solo della Bueno: è oramai un brano universale che appartiene alla donna emancipata che esce dai turbolenti anni ’70.

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Concludo la mini playlist con Fabrizio De Andrè e il suo testamento (quello vero, non la canzone): Anime Salve. Pesco da questo spettacolare, quanto controverso album, Ho Visto Nina Volare che non narra direttamente di una donna ma è il modo migliore che l’eterno Faber potesse usare per rappresentare, tra le righe, la figura femminile. Nina è, per il protagonista del brano, molto di più che una semplice donna: Nina è la sua unica possibilità di salvezza; Nina è la sua libertà; Libertà da un padre oppressivo, da una vita infelice che non lo soddisfa; Nina è il desiderio sessuale scoperto in pubertà e ancora presente, insistente e non ancora soddisfatto; Nina è la donna che lo salverà per sempre.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=Iuoltkz6Wv4[/youtube]


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Autore: Antonio Pistone
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