VERDENA – RECENSIONE ENDKADENZ VOL.1

Endkadenz Vol.1 ti conquista a poco a poco, canzone dopo canzone ma soprattutto ascolto dopo ascolto. Si insinua nella mente per non far più ritorno all’oblio che lo antecedeva.

Se dovessi sintetizzare il sesto lavoro in studio del trio bergamasco dopo quattro anni di assenza dalle scene in una parola direi “oltre“. Perché questo lavoro è avanti a tutto quanto si possa immaginare. Oltre Wow, oltre Requiem. Oltre perché potrebbe rappresentare la crasi perfetta tra le precedenti esperienze ma arriva invece a superarla con risvolti inaspettati, troviamo le sonorità del loro episodio più scuro e la frammentazione e gli echi psichedelici del doppio album; siamo oltre la crasi, qui si supera e si valorizza. E’ un crescendo di diverse sonorità e cambi di stile incessanti.

La seconda definizione è disarmante. A partire dal titolo, la denominazione di un effetto scenico teatrale ideato dal compositore Mauricio Kagel che simboleggia la “cadenza finale”, l’ultimo “colpo”.

Mai dare niente per scontato. Ad ogni ascolto si ha l’impressione di cogliere una sfumatura sonora ulteriore, di addentrarsi nella struttura compositiva e nell’esegesi dei testi. Testi criptici ma più che mai funzionali alla musica, la voce come strumento aggiunto al tappeto sonoro intensissimo che la band è capace di tessere, una composizione a strati che livello dopo livello rivela riferimenti musicali e idee creative diverse (commistione di psichedelia, shoegaze,pop, elettronica…). Distorsione costante nei suoni e nella voce anche per l’utilizzo del fuzz. L’utilizzo più massivo del piano non più elettrico caratterizza poi molti dei brani presenti.


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I Verdena dimostrano ancora una volta la totale indipendenza dalle logiche del mercato e dalle mode del momento. Restano fedeli al proprio stile e forse è proprio questo il motivo che li mantiene ben saldi sulla scena rock alternativa da ben 20 anni.

Il Vol.1 (il secondo è previsto in uscita quest’estate) presenta due blocchi distinti con punto di svolta Sci Desertico, l’apice della sperimentazione e del delirio, impossibile da definire e catalogare in un unico genere, con una spiazzante base elettronica.

Il primo blocco scorre con maggior facilità: dai suoni apocalittici di Ho una fissa si passa poi alle efedrine evocate in Puzzle per arrivare al brano scelto come singolo Un po’ esageri, sicuramente l’esperienza più propriamente pop della tracklist. Ci sono poi Rilievo, Diluvio e Derek, tra malinconia e battiti, deliri strumentali e vocali ed elettronica. Nevischio è a mio parere il brano che meglio esprime l’essenza di questo lavoro: una ballad acustica dal testo magnifico e funzionale alle sonorità nel contempo, con un azzeccato inserimento del pianoforte, passando prima per la sperimentazione pura di Sci Desertico come dicevamo.

Gli ultimi 4 brani fanno invece storia a sé: Vivere di conseguenza è una splendida ballad dall’epilogo inaspettato, Contro la ragione arriva addirittura a rievocare Battisti. Distorsione, chitarre presenti e pressanti, quasi claustrofobiche per Inno del perdersi – i cui primi quattro minuti riprendono la jam session originale della sala prove – e chiusura con Funeralus, suggestiva e oscura.

A questo punto non ci resta che aspettare di vivere l’esperienza live di Endkadenz!

TRACKLIST

  1. Ho una fissa

  2. Puzzle

  3. Un po’ esageri

  4. Sci desertico

  5. Nevischio

  6. Rilievo

  7. Diluvio

  8. Derek

  9. Vivere di conseguenza

  10. Alieni fra di noi

  11. Contro la ragione

  12. Inno del perdersi

  13. Funeralus


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Autore: Carla Veccia

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