INTERVISTE

BUE / INTERVISTA

Oggi incontriamo un gruppo particolarmente interessante. Parliamo dei “Bue”, talentuosa band romana che presenterà domani il disco “L’insostenibile leggerezza di Bue” su etichetta Maciste Dischi. L’ascolto in anteprima si è rivelato decisamente convincente. Urgeva porre qualche domanda a questi ragazzi.

– Ciao ragazzi grazie per esservi prestati a qualche domanda di approfondimento. Per chi non vi conosce, e per chi vi conosce da poco come me, volete raccontarci meglio chi c’è dietro il nome “BUE” e come è nato il progetto?

Ciao a voi di Dafenproject.
Il progetto nasce da un brano “Tangenziale” e poi un ep “Un quarto di Bue”che abbiamo registrato con Matteo Portelli nei suoi studi “White Lodge”.
Oggi dietro al nome “Bue” ci siamo io (Simone), Daniele, Isidoro e Gianluca: una band che suona canzoni pop.  A me piace molto scrivere e cantare, mio fratello scrive canzoni, gli altri due sono bravissimi musicisti. Il nome del gruppo deriva dal mio cognome che è “Bova” e mi ha fruttato negli anni una gamma di soprannomi che coprono tutto l’universo bovino. Uno di questi è, appunto, Bue.

– Ascoltandovi si evince una incredibile leggerezza sonora ed espositiva, che peraltro è richiamata nel nome del vostro disco d’esordio “L’insostenibile leggerezza di BUE”, libera reinterpretazione del titolo del romanzo di Kundera. Eppure i temi trattati sono di incredibile profondità. E’ la leggerezza la vostra chiave di lettura dei fenomeni delle vita? E’ con la leggerezza che si scioglie eventi, sensazioni, domande così complessi?

Forse la leggerezza è un desiderio. E’ insostenibile perché i temi trattati nel disco sono spesso inconciliabili con la leggerezza, ma il punto di vista di chi racconta è quello di una persona con la propensione spontanea a togliere peso alle cose: non per renderle superficiali ma per evitare che il peso delle situazioni lo schiacci.

– Da dove la scelta di questo soft-pop mischiato a qualche elemento electro? Quali sono stati gli ascolti di riferimento che hanno plasmato la vostra identità musicale?

Ci è venuto abbastanza naturale adottare questa formula, sia per la comodità nel registrare sia per un interesse comune al pop italiano anni 80. Su tutti i dischi di Battiato di quegli anni.


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– Ci sono tantissimi pezzi riusciti nel disco, penso a “Le Gite Al Mare”, incredibile poesia d’evasione e libertà, “Lo Scettico”, “Consumare” che ipnotizza con l’inciso consumare, vivere per consumare, “Monolocale” che raggiunge l’apice con si può naufragare nella tempesta dentro il monolocale senza finestra. Per quanto vi riguarda, c’è un pezzo del disco che vi sta più a cuore degli altri e perché?

Forse Medardo. Medardo è il visconte dimezzato di Italo Calvino e nella nostra canzone è rappresentato da questo individuo che ha (cito il testo) “un posto di lavoro che mi piace a metà ed una percezione cupa della realtà” e anche “la vista che funziona solamente a metà, velata dalle ombre della serialità”. Questa persona prova a risolvere la situazione partendo e lasciandosi tutto alle spalle ma la sua condizione di uomo diviso a metà è costitutiva, infatti alla fine canta “E’ tempo di andare adesso, le cose che canti quando siamo insieme saranno con me lo stesso, le terrà con sé la mia metà”.

– Parlavamo dei testi particolarmente profondi che vi contraddistinguono. Come nasce la costruzione testuale delle vostre canzoni? Dall’idea, al brano finito. Ci sono particolari fonti d’ispirazione in questo senso?

Spesso il meccanismo è questo: mio fratello scrive una canzone sulla quale canta istintivamente delle frasi in italiano per farmi sentire la melodia. Di solito ci sono delle linee che mi comunicano di cosa deve parlare il brano e partendo da quelle elaboro un testo compiuto.
Per esempio la canzone “Le gite al mare” che si apre con la linea “le gite al mare di Domenica” nella versione embrionale diceva “Le gite al mare a Torvajanica”. Faceva ridere, per chi non lo sapesse Torvajanica è una località di mare vicino a Roma.

– L’artwork del disco creato da Cristiano Pecora Lauria, raffigura una mano che fa un paio di corna. Richiamo parziale del nome del gruppo a parte, cosa volete esorcizzare con quel gesto? Quale è il messaggio complessivo che viene affidato al disco?

Quell’immagine da una parte richiama le famose immagini ambigue che puoi vedere in 2 modi completamente diversi (cfr l’immagine anatra/coniglio), dall’altra è l’espressione di quella leggerezza che è insostenibile, come insostenibilie è il gesto volgare delle corna. Ma è anche un gesto necessario perché, come detto, oltre a essere un paio di corna quello è Bue.

– Il prossimo 26 febbraio ci sarà il release party del disco con gli altri compagni della scuderia Maciste Dischi. E’ l’inizio di un tour che diffonderà la leggerezza nella nostra penisola?

Certamente, fra un po’ di tempo saremo in grado di comunicare dove e come porteremo in giro ufficialmente le nostre corna in giro per la penisola! Seguiteci qui www.facebook.com/buemusica

– Grazie mille ragazzi.

Grazie a voi! A presto.


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Autore: Emanuele Bazzaco

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