PROTESTANTESIMA / UMBERTO MARIA GIARDINI

Umberto Maria Giardini. Umberto Maria Giardini.
Lo ripeto due volte, come due sono gli album che, l’ormai fu Moltheni, firma con il proprio nome di battesimo, abbandonando lo pseudonimo che ha utilizzato per molti anni. Ora si presenta con Protestantesima confermando, come si accenna già ne “La dieta dell’imperatrice”, che il cambio radicale non è stato solo di facciata ma Giardini si è messo in testa di esplorare alti e altri luoghi musicali, con un pizzico di ermetismo nei testi che bene si sposa con le nuove sonorità dell’album.
Un suono raffinato, che ti lascia sempre sospeso ma anche un suono che è pieno, curato, che si avvicina spesso all’elettronica, e incanta l’ascoltatore grazie a delle aperture ariose dove il cantautore marchigiano raggiunge delle vette sublimi. Un album sicuramente non facile, che ad un primo ascolto rischia di passare inosservato perché in realtà è un lavoro complesso, che non vuole strizzare l’occhio (o l’orecchio) a nessuno. Personalmente ho combattuto molto per entrarci, non si lascia sbirciare facilmente, il buon Giardini, ma chi avrà la pazienza e la sensibilità di aspettarlo, non resterà deluso.
L’abbandono di suoni sporchi, che possano far pensare più a qualcosa di terreno, corrisponde perfettamente con la composizione lirica che raggiunge vette ricercate, senza però perdere quella libertà di scrittura che ha caratterizzato tutta la composizione di Moltheni.
Il brano che ha qualcosa in più è sicuramente “Seconda Madre”. Una poesia di immagini di stampo quasi malickiano nella prima parte, che si trasforma in una evocazione onirica nella seconda. Il tutto con un ritornello intensissimo per testo e musica dove la supplica diventa un vero e proprio concedersi e abbandonarsi alla seconda madre.
Non perde poi, il “vizietto” di titoli molto lunghi. “Pregando gli alberi in un ottobre da non dimenticare” che, poi, paradossalmente dura 7.55 minuti come “C’è chi ottiene e chi pretende” e in entrambe le composizioni, il cantautore dà il meglio di se, concedendosi anche delle inversioni di ritmo che lasciano presagire il passaggio ad un brano diverso, ma è solo un’illusione.
Di una potenza straripante è invece “Protestantesima” che fa da battistrada a tutti i brani dell’album ed è il manifesto del nuovo sound giardiniano che, oggi più ieri, senza troppi fronzoli, guarda all’internazionalizzazione delle proprie composizioni risultando sempre, in ogni lavoro, come uno degli artisti più originali del panorama nostrano. Non si smentisce nemmeno questa volta confermando, quel detto valido per il vino ma ancora di più per il whisky, che invecchiando si può anche diventare più preziosi. E allora il diamante Umberto Maria, che era uno dei più grezzi nella scuderia de La Tempesta, comincia a luccicare con decisione nel panorama della musica indipendente.

PROTESTANTESIMA_COVER

Autore: Antonio Pistone

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