SANDRO JOYEUX LIVE @ MOSES – NAPOLI 17.01.2015

Avete mai avuto la sensazione di essere trasportati in luogo lontano del pianeta solo grazie alla musica e ai suoni tipici di terre dove il ritmo è catalizzatore di emozioni e strumento di coesione nei rapporti?
Questo ha rappresentato per me il concerto di Sandro Joyeux al Moses di Napoli. Un viaggio in quei luoghi dell’Africa dove la musica tribale ha ancora la funzione di collante sociale. E questo giovane artista nato a Parigi, ma oramai cittadino del mondo, riesce a mescolare le influenze da cui ha tratto ispirazione in un live all’insegna dell’allegria e la fratellanza.
L’atmosfera si inizia a riscaldare con i primi tre brani realizzati in acustico dal solo Sandro che permette al pubblico di avvicinarsi al palco per il grande momento.
Entra la band al completo e si parte subito forte con Ancien Combattant, rivisitazione personalissima e coinvolgente di Zao, artista congolese. Si comincia a ballare e la temperatura aumenta, il pubblico si unisce dando libertà completa al corpo e ai propri movimenti: Dogon, Jerusalem, Vampaya. Avvicino Casimire è del Burkina Faso, balla con me e mi rivela che Sandro per lui è un “profeta saggio”, ha la capacità di unire come ha fatto con la cultura francese e quella africana.
Arriva il momento di Sa Golo, l’autore è Boubacar Traore, artista malese al quale Joyeux è molto legato sia artisticamente che umanamente e subito dopo di vola in Senegal: Sonu Societè canto popolare celebrativo dell’indipendenza del paese del 1960.
Prima del gran finale c’è ancora tempo per un salto in Costa D’Avorio: parte Premier Gaou mentre il pubblico è ormai rapito in un vortice di emozioni e suoni. L’apoteosi si raggiunge sul grande successo di Sandro Joyeux, Kingston. Michele, grande amico e compagno di concerti mi guarda con un volto sorridente e mi dice “Toni, chiudi gli occhi… Siamo in Africa!”. La forza della musica di Sandro è soprattutto questa e una menzione speciale la merita tutta la band che fino all’ultima nota si danna l’anima, ognuno con il proprio strumento.
C’è spazio sul palco anche per Aldolà Chivalà che ci regala, attraverso due suoi brani e il grande successo di Discontinuo, un grande momento di ilarità ma soprattutto avanguardia, mostrando una grande capacità di coinvolgere il pubblico.
Le emozioni però non sono finte, e raggiungono il picco più alto con l’omaggio dell’artista francese a Pino Daniele, Je suis Fou, versione francese di Je so pazz che manda il pubblico in estasi.
Sono oramai tutti abbracciati e sfiniti quando partono le note del brano di chiusura: Sur les rives che regala la botta d’adrenalina finale. “Non abbiamo bisogno di soldi per suonare e cantare sotto la Luna”. Recita così il pezzo che saluta tutti e quale modo migliore per sintetizzare la poetica e la visione dell’arte di Sandro Joyeux che, per una notte, ha portato i ritmi dell’Africa, in un locale nel cuore di Napoli.

Autore: Antonio Pistone

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