INTERVISTA / IL DISORDINE DELLE COSE

Reduce dall’ascolto e dalla recensione della terza e più recente produzione dei novaresi Il disordine delle cose, ho posto loro alcune domande per saperne di più su genesi e ispirazioni di quest’ultimo album. E il risultato è stato molto interessante.

Piemonte, Islanda e ora Scozia: cosa accomuna queste tre tappe della vostra produzione discografica?
Sicuramente il metodo. Per tutti e tre i dischi abbiamo cercato durante la fase di scrittura e produzione del disco isolamento. Nel primo caso fu una baita di montagna dove nacquero molti dei brani del primo disco che poi è stato prodotto a Rivoli nello studio dei Perturbazione. Per i seguenti dischi la preproduzione è stata fatta in una cascina che si può dire sia la nostra base. Qui sono nati i brani e per entrambi la scelta del posto più adeguato per registrarli ci è stata suggerita dalle atmosfere e dalle suggestioni che gli stessi brani ci suggerivano. Per «La Giostra» la nostra volontà di mischiare il cantautorato italiano con sonorità più tipiche della musica nord europea ci ha portato vicino a Reykjavík a registrare nello studio dei Sigur Ros con Birgir Jon Birgisson. Per questo nuovo album invece la scelta è ricaduta sulla Scozia, per vari motivi. Il primo è stato sicuramente non allontanarsi dalle suggestioni che la stessa Islanda, a livello di paesaggi, ci aveva lasciato influenzando il nostro suono. La volontà di sporcare e rendere più metropolitano il suono ci ha suggerito in modo molto naturale Glasgow. Qui c’è la città, quella britannica, industriale, molto musicale, ma dopo qualche chilometro ci sono paesaggi mozzafiato. È l’esatta descrizione paesaggistica di quello che volevamo mettere nel sound di questo disco. Il CaVa Sound Studio è poi un luogo incredibile per produrre musica.

“Nel posto giusto” è la vostra terza release, qual è stato il motivo di ispirazione e qual è il leit motiv dell’album?
Volevamo fare un disco che, da una parte, confermasse il nostro percorso artistico: uno storytelling introspettivo raccontato con immagini che scaturiscono da un modo di scrivere musica che cerca di avvicinarsi al mondo delle sonorizzazioni e del cinema. Dall’altra volevamo, però, anche tracciare una nuova linea verso qualcosa di più sperimentale che valorizzasse alcune delle influenze che comunque ci sono sempre state nelle nostre produzioni, ma forse un po’ più nelle retrovie. Parlo della volontà di avvicinarci a suoni più progressivi, a tratti psichedelici. A un’idea della musica vicina all’opera rock. Insomma, un disco che vuole essere da una parte una conferma di un percorso artistico personale in cui crediamo molto e dall’altra renderci conto che questo percorso è solo all’inizio e ha molte strade ancora da esplorare.

Quale posto rappresenta per ciascuno di voi il vostro “posto giusto”?
Il posto giusto, per noi, è quello che ci permette di realizzare quello che abbiamo in testa nel miglior modo possibile. È un posto che vedi per la prima volta, che puoi guardare con la curiosità di trovarci qualcosa di inaspettato. È ora un faro, ora una spiaggia, ora una strada, ora un furgone, ora una casa. La tua casa. Ora è una cascina, o forse una persona. L’importante non è tanto essere lì in quel momento, ma voler essere lì e avere un buon motivo per esplorarlo con curiosità,

Una frase che riassuma telegraficamente ciascuna traccia del nuovo album?
Non basta mai – «una pellicola»
Conseguenze – «verità che viene a galla»
Hawaii – «un’esplorazione»
La statua – «mio nonno mi diceva sempre…»
A costo di sbagliare – «un contrasto»
Fuori piove – «tutto intorno galleggia»
Just Woods – «un viaggio»
Il giorno più normale – «… e andare via»
Un ponte sul fiume – «scelte»
Sulla schiena – «una piuma»

Una famosa citazione di John Steinbeck afferma che “Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone”. La sentite un po’ vostro come principio di ispirazione e modus operandi?
Sì, decisamente sì. Il viaggio è sempre un momento in cui si fa i conti con se stessi, vuoi per la distanza, vuoi perché le cose da lontano sembrano davvero diverse, sicuramente più piccole. Vuoi perché vedrai da vicino cose che immaginavi così irraggiungibili. I viaggi sono sempre un foglio bianco su cui, al tuo ritorno, avrai scritto qualcosa.

Autore: Carla Veccia