SPECIALE > GLI ANYWAVE CI PRESENTANO “LE MASQUE”

Qualche tempo fa gli ANYWAVE mi chiesero di ascoltare il loro pezzo “Le masque” e dirgli cosa ne pensavo. Difficilmente si trova qualcosa di veramente buono tra i gruppi che si auto-propongono.  Ma gli ANYWAVE mi hanno colpito molto, sia per freschezza che per potenzialità. Si tratta di un gruppo molto interessante in prospettiva considerando che non mancano le idee e che si dimostrano un gruppo musicalmente in piena fase germinale. Tutto può succedere insomma, e se va come credo saranno cose buone. E perché quindi non dare un po’ di spazio a chi se lo merita? Risponde Federico Piazzoli del gruppo.

Come sono nati e chi sono gli ANYWAVE? Quali gli spunti per la vostra musica?
Cominciamo a suonare insieme nell’estate 2012.
I testi e la linea principale delle musiche li scrive Piazzo (voce, chitarra) ma il prodotto finale è di tutta la band, (Maffio al basso e Ale alla batteria), specialmente per quanto riguarda la struttura delle canzoni, la definizione dei vari riff e la scelta dei suoni in ciascun pezzo. L’obiettivo è quello di mettere insieme una scaletta di pezzi originali che riescano al contempo ad essere d’impatto e varie, pur restando nell’ambito di un indie rock che non disdegna riferimenti al grunge e post-grunge americano. Dalle prime prove nascono alcune canzoni, molte delle quali successivamente scartate per far posto a pezzi maggiormente “pensati” e lavorati. Di cosa parlano le canzoni? Della vita. Però niente di importante, mi raccomando. Gli spunti sono tratti da fumetti, romanzi horror o fantascientifici o più comunemente dalle situazioni di ogni giorno, vissute personalmente, osservate o sentite da altri, lette sui giornali o viste alla televisione. Si cerca sempre di raccontare episodi semplici ma da una prospettiva meno ovvia rispetto a quella cui si è abituati o che perlomeno non è quella che ci si presenta a prima vista.
Con l’arrivo di Edo (chitarra e birrette alle prove) a inizio 2013 le canzoni vengono ulteriormente studiate e preparate per l’esordio dal vivo: cominciano infatti anche i concerti in giro per la provincia di Bergamo, Brescia e Milano.
Nell’ultimo periodo inoltre, abbiamo cercato di prestare maggiore attenzione anche alla questione dell’immagine del gruppo, aspetto che abbiamo spesso trascurato in passato non essendo troppo fotogenici né esperti in fatto di fotografia o arti grafiche in generale: abbiamo così deciso di promuoverci collaborando con alcuni artisti emergenti nazionali e internazionali. Detto così sembra che ci sia stato chissà quale super accordo intergalattico, ed invece si è trattato di cose semplici e spontanee. Abbiamo conosciuto tramite internet un ragazzo di Cagliari, in arte Flirst che ha realizzato per noi il logo della band e sempre via internet abbiamo contattato la grande Eugenia Loli, guru dell’arte del collage, che direttamente da non so dove negli Stati Uniti ci ha inviato l’immagine che è diventata la copertina di “Le masque”. Contiamo di procedere su questa strada, cercando di farci conoscere facendo a nostra volta pubblicità a questi piccoli-grandi artisti.

Parliamo di “LE MASQUE”. Come è nata questa canzone e di cosa parla?
La canzone parla di un particolare aspetto della vita più o meno di ogni giorno: non mi piace scrivere sui massimi sistemi filosofici, per quello aspetto di esser vecchio ed aver letto un sacco di libri importanti. Il testo racconta di persone normali che pensano di essere supereroi. Mi spiego. Solitamente questo è un messaggio positivo, cerca di rendere straordinaria la tua vita ordinaria. La prospettiva viene però capovolta in questo senso: spesso, specialmente per quanto riguarda la sfera dell’amore, ma in generale quando vogliamo cominciare una relazione di qualsiasi tipo con un’altra persona, facciamo salti nel vuoto. Non sappiamo cosa ci aspetta dietro l’angolo, l’amore della vita o un bel palo in faccia. Talvolta il palo non è uno solo ma quattro, cinque, dieci, venti. Eppure ci sentiamo in dovere di riprovare, di ritentare ancora e ancora, quasi a voler “convincere” l’altro del nostro interesse (Amore? Amicizia? Curiosità?) senza rassegnarci al fatto che magari quest’altra persona ha semplicemente una visione del mondo in cui noi non siamo compresi o in cui comunque noi non siamo (e verosimilmente mai saremo) al centro. Certo, il bello è tentare, farsi male, talvolta malissimo e riprovare. Ma se facessimo del male anche all’altra persona? Vale la pena di continuare? Ci sentiamo così sicuri del fatto che l’altro abbia bisogno di noi? O semplicemente indossiamo una maschera da supereroi, perchè un po’ in fondo ci sentiamo tali e cerchiamo in ogni modo di andare in fondo alla nostra missione senza capire che si tratta di una missione nata solo nella nostra testa e che (purtroppo o per fortuna) rimarrà lì dov’è.
Ecco, la canzone parla di una persona oggetto di troppe attenzioni, di cui non sente alcun bisogno, che osserva dall’alto mentre questi piccoli supereroi con le loro maschere ridicole e le loro tutine attillate tentano di tirarla giù.
In questi giorni c’è stata la ricorrenza della giornata contro la violenza sulle donne: credo che in senso lato ci si possa aggrappare anche a questo punto di vista. Si fa violenza quando si picchia, si stupra ma anche quando si considera la donna (in generale, l’altro) come un oggetto il cui pensiero e le cui opinioni potranno sicuramente esser plasmate a nostro piacimento.

Ed allora la parola alla musica: Ascolta Le Masque

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Autore: Emanuele Bazzaco